LABORATORIO PER UN'ALTRA SAN CASCIANO-RIFONDAZIONE COMUNISTA
COMUNICATO STAMPA
Quando la demagogia prevale sul confronto e sul rispetto, perde la democrazia. È quanto è successo durante la seduta del consiglio comunale di San Casciano del 29 settembre quando, tutti insieme, partiti di sinistra (ma questa definizione è ancora possibile?), di destra e lista civica, appoggiati dai dipendenti Laika giunti in gran numero, hanno “processato” il nostro gruppo Laboratorio per un'Altra San Casciano-Rifondazione Comunista che ha presentato un ordine del giorno per opporsi alla decisione presa dall'Amministrazione di rimuovere i reperti archeologici di Ponterotto. Facile intuire l'esito della discussione, viste le forze in campo. Ma siamo sicuri che non sia la vittoria di Pirro?
Ha prevalso la demagogia, appunto. Le nostre motivazioni di contrarietà al progetto sono state chiare e argomentate, dobbiamo constatare che ieri nell'aula consiliare nessuno ha saputo o voluto dare risposte concrete alle nostre obiezioni.
Noi abbiamo parlato di difesa dei beni comuni: l'ambiente, il paesaggio, il patrimonio storico di una collettività si tutelano quando non si mettono in conflitto con la dignità del lavoro e i diritti dei lavoratori, quando si ha la capacità politica di gestire i processi economici e le dinamiche sociali di un territorio. Su questi temi non prendiamo lezioni da nessuno. Sul banco degli imputati mettiamo questa amministrazione che in dieci anni non ha saputo offrire una risposta concreta alle richieste sacrosante dei lavoratori. Nessuno può essere così ingenuo da credere che, se ancora non è stata posata la fatidica prima pietra del nuovo stabilimento, la colpa sia di “quattro ambientalisti”.
La nuova Laika sarebbe realizzata da tempo se fin da subito fosse stata scelta una localizzazione idonea. In realtà, cedendo al ricatto occupazionale, l'amministrazione ha intrapreso una faraginosa e complessa procedura urbanistica grazie alla quale l'impresa ha ottenuto la possibilità di costruire su terreni agricoli a Ponterotto: un'operazione di rendita immobiliare che, abbiamo sempre sostenuto, ci pare abbia avuto poco a che fare né con la presunta urgenza imprenditoriale, né con la salvaguardia dei posti di lavoro. Non ha insegnato niente la fallimentare esperienza Stianti a San Casciano? O lo stabilimento Laika a Sambuca ottenuto anche in quell'occasione con variante urbanistica ad hoc e mai utilizzato? Non è seguendo gli “appetiti” industriali che si tutelano i lavoratori, si può però fare demagogia e farlo credere.
Adesso, ancora una volta strumentalmente, si afferma che “sfrattare gli etruschi”, rimuovere dal sito i reperti emersi a Ponteretto, significherà contemporaneamente valorizzare i ritrovamenti e offrire ulteriori, concrete garanzie al mondo del lavoro.
Niente di più falso. In un momento di grave crisi nazionale e mondiale del settore nel quale è coinvolta pesantemente anche la multinazionale Hymer, costruire un gigantesco capannone, che sembra effettivamente sproporzionato rispetto alle previsioni produttive dell'azienda, non potrà dare nessuna certezza ai lavoratori. Si perderà invece l'autenticità di una testimonianza storica, trattando i resti della fattoria etrusca e della villa romana alla stregua di mattoncini Lego, come in questi giorni ha osservato autorevolmente il prof. Settis, commentando la vicenda. Per far questo l'amministrazione investe proprie risorse, fateci capire dov'è l'interesse pubblico dell'operazione.
Vorremmo anche una risposta ai dubbi sollevati sulla correttezza della delibera che la Giunta ha adottato, ove, tra l'altro, non viene dichiarato l’ammontare della spesa pluriennale che si dovrebbe sostenere e neanche a quali capitoli di bilancio viene imputata.
Di tutto ciò avremmo voluto discutere in consiglio comunale; purtroppo abbiamo soltanto assistito al triste spettacolo di un'amministrazione impegnata solamente a costruire un capro espiatorio (l’ambientalismo contrapposto a chi difende il “lavoro”) per scaricare le proprie responsabilità . Noi abbiamo offerto una chiave di lettura diversa della vicenda e come sempre abbiamo coerentemente rappresentato un'altra prospettiva e un'altra proposta politica che vede nella riconversione ecologica dell'economia, nella difesa dei beni comuni e nella tutela del territorio l'unica strada che abbiamo a disposizione per uscire da una crisi economica strutturale e dare risposte serie e concrete,nel tempo, al mondo del lavoro. Ed è così che esprimiamo la nostra solidarietà con i lavoratori Laika.
Ci crediamo e continueremo a sostenere con impegno queste proposte.
San Casciano Val di Pesa, 1 ottobre 2011
La Costituzione della Repubblica Italiana recita all'Art. 9:
La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
lunedì 3 ottobre 2011
Quando la demagogia prevale sul confronto e sul rispetto, perde la democrazia
domenica 2 ottobre 2011
Lavoro e ambiente sono da sempre parte di un dialogo, costruttivo e partecipativo
Comunicato stampa di Rifondazione comunista
"Lavoro e ambiente sono da sempre parte di un dialogo, costruttivo e partecipativo, che Rifondazione comunista porta avanti. Anche a San Casciano, dove il partito non registra alcun fallimento come invece afferma i segretario metropolitano del Pd Patrizio Mecacci che si erge a giudice, guarda fuori dal suo partito mentre dovrebbe fare i conti con la sua coalizione". È il commento di Andrea Malpezzi, segretario provinciale del Prc che interviene dopo il Consiglio comunale che ha affrontato la delicata situazione delle Laika. Ribadendo la "fondamentale importanza di garantire presto e in tempi celeri una stabilità lavorativa ai dipendenti – spiega Malpezzi - ci rammarica constatare che Mecacci sfrutti una situazione delicata come il futuro di tanti lavoratori, e la difficoltà di conciliare la tutela dell'ambiente con gli interessi dei lavoratori stessi, per fare della bassa propaganda politica".
Il segretario provinciale del Prc Andrea Malpezzi, non la lascia passare liscia a Mecacci. Nonostante la dialettica interna a Rifondazione comunista, "che in realtà è la vera, democratica, forza del nostro partito", non abbiamo, come Mecacci ,"da fare i conti con ritadi di dieci anni". "Mecacci non considera che l'assenza di una politica industriale a San Casciano come nel nostro Paese, nonché di progetti di riconversione industriale seri, sono responsabilità che ricadono anche sui governi del centrosinistra. Non salva il centrodestra, Malpezzi, ma non può esimersi dal fare un'analisi ad ampio raggio, realistica, senza alcuna strumentalizzazione, arma "usata da altri ma non dal Prc, che ha sempre avuto come priorità l'interesse dei lavoratori e dell'ambiente". Il segretario provinciale del Prc contesta duramente il fatto che "vengano, da parte di Mecacci, scaricate del tutto le responsabilità politiche della situazioni. Mecacci dispensa giudizi e si prodiga in analisi sui pesi politici di altri partiti senza guardare al proprio, discutibile, operato". Sul lavoro e sulla Laika, il Prc ribadisce di essere "da sempre a sostegno ed in difesa dei lavoratori e delle attività produttive per cui – spiega Malpezzi - ci dichiariamo comunque felici che il presidio della Laika venga mantenuto", ribadendo però "che questo è il segno del vero fallimento di una parte de centrosinistra che amministra i territori senza affrontare il nodo della tutela dell'ambiente che non può essere contrapposto ma deve diventare il volano di una politica industriale". "Basta lasciarsi abbagliare, come altri partiti hanno fatto, dalle logiche di mercato che hanno contirnuito a generare la crisi economica e produttiva. Il Prc è sempre aperto a un confronto con chi vorrà essere partecipe in un dialogo costruttivo per conciliare le varie anime presenti sul territorio, come a San Casciano, dove una coalizione che vede la presenza di una lista civica ambientalista condividere con noi il percorso di opposizione in Consiglio comunale. Certo è che su un punto come il lavoro il PRC non media e non prende lezioni da nessuno, la difesa del posto e della dignità del lavoro è una prerogativa irrinunciabile a San Casciano ed altrove, anche su questo, forse, Mecacci dovrebbe riflettere bene".
Andrea Malpezzi
Segretario Provinciale PRC Firenze
"Lavoro e ambiente sono da sempre parte di un dialogo, costruttivo e partecipativo, che Rifondazione comunista porta avanti. Anche a San Casciano, dove il partito non registra alcun fallimento come invece afferma i segretario metropolitano del Pd Patrizio Mecacci che si erge a giudice, guarda fuori dal suo partito mentre dovrebbe fare i conti con la sua coalizione". È il commento di Andrea Malpezzi, segretario provinciale del Prc che interviene dopo il Consiglio comunale che ha affrontato la delicata situazione delle Laika. Ribadendo la "fondamentale importanza di garantire presto e in tempi celeri una stabilità lavorativa ai dipendenti – spiega Malpezzi - ci rammarica constatare che Mecacci sfrutti una situazione delicata come il futuro di tanti lavoratori, e la difficoltà di conciliare la tutela dell'ambiente con gli interessi dei lavoratori stessi, per fare della bassa propaganda politica".
Il segretario provinciale del Prc Andrea Malpezzi, non la lascia passare liscia a Mecacci. Nonostante la dialettica interna a Rifondazione comunista, "che in realtà è la vera, democratica, forza del nostro partito", non abbiamo, come Mecacci ,"da fare i conti con ritadi di dieci anni". "Mecacci non considera che l'assenza di una politica industriale a San Casciano come nel nostro Paese, nonché di progetti di riconversione industriale seri, sono responsabilità che ricadono anche sui governi del centrosinistra. Non salva il centrodestra, Malpezzi, ma non può esimersi dal fare un'analisi ad ampio raggio, realistica, senza alcuna strumentalizzazione, arma "usata da altri ma non dal Prc, che ha sempre avuto come priorità l'interesse dei lavoratori e dell'ambiente". Il segretario provinciale del Prc contesta duramente il fatto che "vengano, da parte di Mecacci, scaricate del tutto le responsabilità politiche della situazioni. Mecacci dispensa giudizi e si prodiga in analisi sui pesi politici di altri partiti senza guardare al proprio, discutibile, operato". Sul lavoro e sulla Laika, il Prc ribadisce di essere "da sempre a sostegno ed in difesa dei lavoratori e delle attività produttive per cui – spiega Malpezzi - ci dichiariamo comunque felici che il presidio della Laika venga mantenuto", ribadendo però "che questo è il segno del vero fallimento di una parte de centrosinistra che amministra i territori senza affrontare il nodo della tutela dell'ambiente che non può essere contrapposto ma deve diventare il volano di una politica industriale". "Basta lasciarsi abbagliare, come altri partiti hanno fatto, dalle logiche di mercato che hanno contirnuito a generare la crisi economica e produttiva. Il Prc è sempre aperto a un confronto con chi vorrà essere partecipe in un dialogo costruttivo per conciliare le varie anime presenti sul territorio, come a San Casciano, dove una coalizione che vede la presenza di una lista civica ambientalista condividere con noi il percorso di opposizione in Consiglio comunale. Certo è che su un punto come il lavoro il PRC non media e non prende lezioni da nessuno, la difesa del posto e della dignità del lavoro è una prerogativa irrinunciabile a San Casciano ed altrove, anche su questo, forse, Mecacci dovrebbe riflettere bene".
Andrea Malpezzi
Segretario Provinciale PRC Firenze
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C'è qualcosa che sa di bruciato
Riceviamo questa lettera, che pubblichiamo.
Il 29 sera sono arrivata ma c'era una calca davanti alla porta che non mi è stato possibile entrare. C'erano tutti gli operai della Laika. Certo nella mia ignoranza ho capito che tutti i consiglieri compreso il Sindaco di San Casciano l'hanno trovata giusta l'escamotage! Invitare tutta la LAIKA al completo e rigirando la frittata. Come se chi è per l'arte, la difesa dell'ambiente, in nome della storia sia automaticamente contro il lavoro, e i lavoratori soprattutto. Se avessi potuto entrare, e non avessi avuto tutte quelle belve contro, avrei potuto dire tante cose. Io vengo da un'esperienza di 28 anni di lavoro nelle ditte più disparate d'Italia, poi mi sono ritrovata disoccupata ed ho iniziato il calvario come la maggior parte delle persone in questo momento storico, quindi non c'è nessuno meglio di me che possa capire il lavoro, la disoccupazione e quant'altro. Ma questo è un altro problema che non ci azzecca niente con il lavoro.
Ho parlato con un ragazzo, operaio della Laika che stava nelle "retrovie" come me. Lui mi ha detto che lavorava, sempre allo stabilimento della Laika alla Sambuca, che io tra l'altro conosco bene perchè lavoravo lì vicino. Gli ho chiesto perchè si accaniscono tanto contro la Sig.ra Carlesi, che cosa centra, se loro già stanno lavorando, non sono disoccupati, lo stipendio da portare a casa loro ce l'hanno. Eppoi in Toscana ci sono tantissime aree, magari anche più consone del Ponterotto. Questo proprio non lo capisco. Non ho capito nemmeno la maleducazione che serpeggiava. Il veleno di alcuni consiglieri soprattutto, che avendo un'istruzione in più degli operai, si immagina che abbiano anche un pò più educazione, ma non è stato così. Che delusione. A questo punto mi è sembrato di capire che l'hanno vinta loro. Io penso che si tratta solo di aspettare, chi vivrà, vedrà e sicuramente se ne vedranno delle belle!! (Perchè non vedo molto chiaro la situazione Laika. C'è qualcosa che sa di bruciato, spero di no per i lavoratori che lavorano là dentro).
L'amore per l' ambientalismo, per la tradizione, per la difesa della storia, non vuol dire certo soldi, benessere, casolare, piscina ecc. come qualcuno ha detto, ma sicuramente non va contro al lavoro ed ai lavoratori, forse scende in aiuto dando solo una mano per vivere in un mondo migliore, più sano, meno inquinato, legato alle tradizioni, probabilmente tutelando quei valori che non esistono più.
Salutoni.
Lettera firmata
Il 29 sera sono arrivata ma c'era una calca davanti alla porta che non mi è stato possibile entrare. C'erano tutti gli operai della Laika. Certo nella mia ignoranza ho capito che tutti i consiglieri compreso il Sindaco di San Casciano l'hanno trovata giusta l'escamotage! Invitare tutta la LAIKA al completo e rigirando la frittata. Come se chi è per l'arte, la difesa dell'ambiente, in nome della storia sia automaticamente contro il lavoro, e i lavoratori soprattutto. Se avessi potuto entrare, e non avessi avuto tutte quelle belve contro, avrei potuto dire tante cose. Io vengo da un'esperienza di 28 anni di lavoro nelle ditte più disparate d'Italia, poi mi sono ritrovata disoccupata ed ho iniziato il calvario come la maggior parte delle persone in questo momento storico, quindi non c'è nessuno meglio di me che possa capire il lavoro, la disoccupazione e quant'altro. Ma questo è un altro problema che non ci azzecca niente con il lavoro.
Ho parlato con un ragazzo, operaio della Laika che stava nelle "retrovie" come me. Lui mi ha detto che lavorava, sempre allo stabilimento della Laika alla Sambuca, che io tra l'altro conosco bene perchè lavoravo lì vicino. Gli ho chiesto perchè si accaniscono tanto contro la Sig.ra Carlesi, che cosa centra, se loro già stanno lavorando, non sono disoccupati, lo stipendio da portare a casa loro ce l'hanno. Eppoi in Toscana ci sono tantissime aree, magari anche più consone del Ponterotto. Questo proprio non lo capisco. Non ho capito nemmeno la maleducazione che serpeggiava. Il veleno di alcuni consiglieri soprattutto, che avendo un'istruzione in più degli operai, si immagina che abbiano anche un pò più educazione, ma non è stato così. Che delusione. A questo punto mi è sembrato di capire che l'hanno vinta loro. Io penso che si tratta solo di aspettare, chi vivrà, vedrà e sicuramente se ne vedranno delle belle!! (Perchè non vedo molto chiaro la situazione Laika. C'è qualcosa che sa di bruciato, spero di no per i lavoratori che lavorano là dentro).
L'amore per l' ambientalismo, per la tradizione, per la difesa della storia, non vuol dire certo soldi, benessere, casolare, piscina ecc. come qualcuno ha detto, ma sicuramente non va contro al lavoro ed ai lavoratori, forse scende in aiuto dando solo una mano per vivere in un mondo migliore, più sano, meno inquinato, legato alle tradizioni, probabilmente tutelando quei valori che non esistono più.
Salutoni.
Lettera firmata
La morte del buon senso
Marco Ferri, http://www.marcoferri.info, 1 ottobre, 2011
Qualche giorno fa la maggiore agenzia giornalistica nazionale ha riportato questa notizia:
(ANSA) – SAN CASCIANO VAL DI PESA (FIRENZE), 15 SET – Saranno rimossi e ricollocati altrove – rispetto alla posizione originaria – i resti di una casa etrusca e di una villa romana scoperti a San Casciano durante la costruzione del nuovo stabilimento della Laika. Il procedimento è permesso dal Codice dei Beni Culturali ed ha avuto l’ok della Soprintendenza archeologica, della Direzione regionale per i Beni culturali e del Ministero per i Beni e le attività culturali. La scoperta è del 2010 e fece bloccare i lavori. I resti saranno ricollocati nelle vicinanze, presso il Pesa, rispettando l’orientamento originario e la cronologia.(ANSA).
Una sola domanda: ma tra le «attività» cui si riferisce la denominazione del Ministero, è previsto anche lo spostamento delle case etrusche e delle ville romane per far spazio alle aziende moderne? Se sì, proporrei un aggiornamento della denominazione: Ministero per i beni e le attività cultural-commerciali. Così se agli Uffizi, oltre alla vendita di olio e vino, il visitatore trova anche la possibilità di «affittare» i resti di una vera casa etrusca o di una villa romana da mettere in giardino, siamo tutti più felici e soprattutto in regola.
Marco ferro Blog
Qualche giorno fa la maggiore agenzia giornalistica nazionale ha riportato questa notizia:
(ANSA) – SAN CASCIANO VAL DI PESA (FIRENZE), 15 SET – Saranno rimossi e ricollocati altrove – rispetto alla posizione originaria – i resti di una casa etrusca e di una villa romana scoperti a San Casciano durante la costruzione del nuovo stabilimento della Laika. Il procedimento è permesso dal Codice dei Beni Culturali ed ha avuto l’ok della Soprintendenza archeologica, della Direzione regionale per i Beni culturali e del Ministero per i Beni e le attività culturali. La scoperta è del 2010 e fece bloccare i lavori. I resti saranno ricollocati nelle vicinanze, presso il Pesa, rispettando l’orientamento originario e la cronologia.(ANSA).
Una sola domanda: ma tra le «attività» cui si riferisce la denominazione del Ministero, è previsto anche lo spostamento delle case etrusche e delle ville romane per far spazio alle aziende moderne? Se sì, proporrei un aggiornamento della denominazione: Ministero per i beni e le attività cultural-commerciali. Così se agli Uffizi, oltre alla vendita di olio e vino, il visitatore trova anche la possibilità di «affittare» i resti di una vera casa etrusca o di una villa romana da mettere in giardino, siamo tutti più felici e soprattutto in regola.
Marco ferro Blog
venerdì 30 settembre 2011
L'ambiente per il lavoro, il lavoro per l'ambiente
Greenreport, 30 settembre 2011
La crisi economica è evidente, la respiriamo quotidianamente e la sentiremo ancora di più quando i provvedimenti della manovra del governo che indurranno gli enti locali a tagliare ulteriormente i servizi, diventeranno pienamente esecutivi. In questo quadro che non risparmia nessuna regione (e quindi nemmeno la Toscana) in cui le famiglie sono già in ginocchio, è un dramma perdere anche un solo posto di lavoro.
E invece pare che siano 115 i posti persi per strada (su 375) nella lunga vicenda della Easy green (ex Isi) in base a quanto prospettato dall'azienda ai sindacati e contenuto nel piano industriale. Nulla è ancora certo perché si dovranno aspettare gli esiti dell'asta fallimentare che si terrà il prossimo 10 ottobre, ma se quanto detto si palesasse sarebbe comunque una sconfitta visto che il settore delle rinnovabili è in crescita (nonostante il momento non proprio favorevole) e garantisce buona occupazione in uno degli ambiti della green economy che tutti almeno a parole vogliono sostenere, poiché l'unico che assicura la compatibilità ambientale e sociale dello sviluppo. Creare nuovi posti di lavoro è un imperativo ma all'interno dei confini della sostenibilità, quindi non prescindendo dagli aspetti ambientali.
La vicenda della Laika a San Casciano Val di Pesa invece ci riporta indietro di qualche decennio, dove lavoratori e sindacati si sono schierati contro gli ambientalisti e i cittadini che vogliono tutelare il territorio. L'oggetto del contendere è l'espansione dello stabilimento della Laika in località Ponterotto, luogo non ritenuto idoneo da comitati e associazioni che oltre all'impatto ambientale vedono dietro l'operazione condotta dalla famiglia Hymer (e avvallata dall'amministrazione comunale), più che esigenze di sviluppo industriale quelle di una speculazione immobiliare. Alla vicenda iniziata quasi 10 anni fa, si sono aggiunti recentemente nuovi particolari.
Nel luogo dove il gruppo tedesco che controlla la Laika vorrebbe costruire il nuovo capannone, sono stati trovati reperti archeologici etrusco-romani ben riconosciuti e giustamente valorizzati dal comune di San Casciano (che ha ottenuto anche finanziamenti in merito) che poi però (nell'agosto scorso) lo stesso comune ha deciso di rimuovere scatenando le ire degli ambientalisti che hanno fatto i loro ricorsi. In questa situazione i sindacati (Rsu di Laika), vedendo rimandata la fase esecutiva dei lavori e addirittura messo a rischio l'investimento di Laika, sono insorti contro comitati e associazioni. Legambiente (circolo Il Passignano) Wwf Firenze, Rete dei Comitati per la difesa del territorio, Italia Nostra Firenze hanno risposto che «una soluzione alle esigenze di ristrutturazione aziendale sia opportuna e necessaria e non vediamo alcuna contraddizione tra tutela del paesaggio e dei beni culturali e sviluppo delle attività economiche». Associazioni ambientaliste e comitati hanno inviato una lettera dettagliata al presidente della Regione Enrico Rossi, alla giunta, ai lavoratori e alle rappresentanze sindacali di Laika in cui viene spiegata nel dettaglio tutta la vicenda e anche i dubbi sulle intenzioni della Hymer, che poi forse non è un'azienda proprio in salute, il che fa aumentare le perplessità sulle volumetrie richieste per l'espansione industriale. Gli ambientalisti poi puntano il dito contro l'amministrazione comunale: «non vediamo nel quadro sopra descritto come si giustifichi l'intervento con cospicue risorse del comune di San Casciano (soldi di tutti i cittadini, in un momento di tagli ai servizi) per smantellare un sito archeologico di pubblico interesse, e non comprendiamo come il pur legittimo interesse economico di Hymer possa essere dichiarato automaticamente interesse pubblico». La Regione ora dovrà affrontare la spinosa questione in particolare per quel che riguarda la tutela dell'interesse pubblico e la salvaguardia di un patrimonio culturale ed archeologico che non dimentichiamo è anche una risorsa economica, perché, a contrario di come pensa qualcuno, con la cultura si mangia, magari poco ma si mangia. Legambiente, Wwf Firenze, Rete dei Comitati per la difesa del territorio, Italia Nostra Firenze, mettono infine in guardia i sindacati: «invitiamo le rappresentanze sindacali, nel rispetto reciproco di divergenze di opinioni o vedute, a non prestarsi al gioco dell'impresa che mira a mettere in antagonismo il diritto al lavoro e i diritti del lavoro (imprescindibili) con la tutela dell'ambiente e del territorio, che costituisce salvaguardia di Beni Comuni il fondamento di una economia equa e sostenibile che è la sola prospettiva auspicabile per i nostri figli».
La crisi economica è evidente, la respiriamo quotidianamente e la sentiremo ancora di più quando i provvedimenti della manovra del governo che indurranno gli enti locali a tagliare ulteriormente i servizi, diventeranno pienamente esecutivi. In questo quadro che non risparmia nessuna regione (e quindi nemmeno la Toscana) in cui le famiglie sono già in ginocchio, è un dramma perdere anche un solo posto di lavoro.
E invece pare che siano 115 i posti persi per strada (su 375) nella lunga vicenda della Easy green (ex Isi) in base a quanto prospettato dall'azienda ai sindacati e contenuto nel piano industriale. Nulla è ancora certo perché si dovranno aspettare gli esiti dell'asta fallimentare che si terrà il prossimo 10 ottobre, ma se quanto detto si palesasse sarebbe comunque una sconfitta visto che il settore delle rinnovabili è in crescita (nonostante il momento non proprio favorevole) e garantisce buona occupazione in uno degli ambiti della green economy che tutti almeno a parole vogliono sostenere, poiché l'unico che assicura la compatibilità ambientale e sociale dello sviluppo. Creare nuovi posti di lavoro è un imperativo ma all'interno dei confini della sostenibilità, quindi non prescindendo dagli aspetti ambientali.
La vicenda della Laika a San Casciano Val di Pesa invece ci riporta indietro di qualche decennio, dove lavoratori e sindacati si sono schierati contro gli ambientalisti e i cittadini che vogliono tutelare il territorio. L'oggetto del contendere è l'espansione dello stabilimento della Laika in località Ponterotto, luogo non ritenuto idoneo da comitati e associazioni che oltre all'impatto ambientale vedono dietro l'operazione condotta dalla famiglia Hymer (e avvallata dall'amministrazione comunale), più che esigenze di sviluppo industriale quelle di una speculazione immobiliare. Alla vicenda iniziata quasi 10 anni fa, si sono aggiunti recentemente nuovi particolari.
Nel luogo dove il gruppo tedesco che controlla la Laika vorrebbe costruire il nuovo capannone, sono stati trovati reperti archeologici etrusco-romani ben riconosciuti e giustamente valorizzati dal comune di San Casciano (che ha ottenuto anche finanziamenti in merito) che poi però (nell'agosto scorso) lo stesso comune ha deciso di rimuovere scatenando le ire degli ambientalisti che hanno fatto i loro ricorsi. In questa situazione i sindacati (Rsu di Laika), vedendo rimandata la fase esecutiva dei lavori e addirittura messo a rischio l'investimento di Laika, sono insorti contro comitati e associazioni. Legambiente (circolo Il Passignano) Wwf Firenze, Rete dei Comitati per la difesa del territorio, Italia Nostra Firenze hanno risposto che «una soluzione alle esigenze di ristrutturazione aziendale sia opportuna e necessaria e non vediamo alcuna contraddizione tra tutela del paesaggio e dei beni culturali e sviluppo delle attività economiche». Associazioni ambientaliste e comitati hanno inviato una lettera dettagliata al presidente della Regione Enrico Rossi, alla giunta, ai lavoratori e alle rappresentanze sindacali di Laika in cui viene spiegata nel dettaglio tutta la vicenda e anche i dubbi sulle intenzioni della Hymer, che poi forse non è un'azienda proprio in salute, il che fa aumentare le perplessità sulle volumetrie richieste per l'espansione industriale. Gli ambientalisti poi puntano il dito contro l'amministrazione comunale: «non vediamo nel quadro sopra descritto come si giustifichi l'intervento con cospicue risorse del comune di San Casciano (soldi di tutti i cittadini, in un momento di tagli ai servizi) per smantellare un sito archeologico di pubblico interesse, e non comprendiamo come il pur legittimo interesse economico di Hymer possa essere dichiarato automaticamente interesse pubblico». La Regione ora dovrà affrontare la spinosa questione in particolare per quel che riguarda la tutela dell'interesse pubblico e la salvaguardia di un patrimonio culturale ed archeologico che non dimentichiamo è anche una risorsa economica, perché, a contrario di come pensa qualcuno, con la cultura si mangia, magari poco ma si mangia. Legambiente, Wwf Firenze, Rete dei Comitati per la difesa del territorio, Italia Nostra Firenze, mettono infine in guardia i sindacati: «invitiamo le rappresentanze sindacali, nel rispetto reciproco di divergenze di opinioni o vedute, a non prestarsi al gioco dell'impresa che mira a mettere in antagonismo il diritto al lavoro e i diritti del lavoro (imprescindibili) con la tutela dell'ambiente e del territorio, che costituisce salvaguardia di Beni Comuni il fondamento di una economia equa e sostenibile che è la sola prospettiva auspicabile per i nostri figli».
MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI - comunicato di solidarietà della ReTe dei Comitati per la difesa del territorio
MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI …
Personalmente e a nome della ReTe dei Comitati per la difesa del territorio esprimo piena solidarietà a Lucia Carlesi, consigliere comunale di San Casciano per il gruppo Laboratorio per un’altra San Casciano – Rifondazione Comunista, che nel corso di una movimentata seduta, nel pomeriggio del 29 settembre, è stata oggetto di violenze verbali, di insulti e di un vero e proprio tentativo di linciaggio politico.
L’occasione è stata la discussione su un ordine del giorno presentato da Lucia Carlesi a proposito dei reperti archeologici (etrusco-ellenistici, romani, settecenteschi) venuti alla luce nel corso della costruzione del nuovo stabilimento Laika Caravans al Ponterotto (sulla vicenda tutta la documentazione è reperibile su: archeopatacca.blogspot.com). L’ordine del giorno è stato spostato al primo posto per dar modo a un folto gruppo di dipendenti Laika di partecipare alla seduta, con cartelli e striscioni dentro e fuori la sala comunale. In questo modo si è voluto mettere in violenta contrapposizione chi difende il patrimonio culturale del territorio da chi difende il posto di lavoro, scaricando sugli ambientalisti la responsabilità dei ritardi nella realizzazione del progetto Laika, che prese il via ormai dieci anni fa.
Davvero la colpa dei ritardi è degli ambientalisti? Non sapevamo di essere così potenti … Ma andiamo con ordine: la trattativa per l’acquisto del terreno da parte di Hymer AG, la multinazionale tedesca che aveva rilevato l’azienda della Sambuca, iniziava nel 2001, sotto la guida del Sindaco di San Casciano e con l’accordo dei sindacati. Il terreno, di circa 15 ha (di cui 10 in fondovalle), era a destinazione agricola e quasi tutto faceva parte della fattoria di Sorbigliano, un’azienda agricola in perenne crisi. Il consiglio di amministrazione di Laika ne deliberava l’acquisto il 9 settembre 2002, e il consigliere delegato assicurava che i lavori si sarebbero conclusi (addirittura!) entro l’estate del 2004, mentre per il momento nessun atto ufficiale prevedeva il cambio di destinazione. Nell’estate del 2004 finiva però la legislatura, lasciando in eredità soltanto una mozione approvata dal Consiglio Comunale che auspicava il trasferimento di Laika al Ponterotto. La nuova amministrazione si impegnava in una complicata procedura urbanistica, barcamenandosi fra un Piano Strutturale appena adottato (ma non approvato, e poi abbandonato) e un vecchio PRG. Si scelse la via della variante a quest’ultimo, che venne adottata dopo ben due anni, nell’agosto del 2006. Ed è solo in questa fase che le associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF, Italia Nostra) entrano in campo presentando una serie di osservazioni, come previsto dalla legislazione regionale. Da notare che una di queste osservazioni segnalava che la variante mancava del tutto della necessaria verifica cartografica di dettaglio, perché era disegnata in scala 1:10.000: ma neppure questa osservazione fu presa minimamente in considerazione, mentre un serio rilievo del terreno avrebbe consentito già allora l’indagine di archeologia preventiva.
A questo punto le associazioni ambientaliste hanno provato, inutilmente, a fermare l’operazione, denunciando la ferita che un capannone così grande (300.000 mc!) avrebbe inferto al territorio e proponendo alternative in zone industriali vicine: alla stessa Sambuca, dove nel frattempo si liberavano numerosi spazi, o alla Zambra in comune di Barberino, per non parlare delle aree industriali in val d’Elsa, dove si è formato il vero e proprio distretto della camperistica. Nessuno ha mai sostenuto che Laika non dovesse costruire un nuovo capannone, ma si contestava la scelta del Ponterotto. Si contestava con ricorsi ed esposti: che non hanno minimamente inciso sui tempi della progettazione del capannone stesso. Forse era l’azienda che non aveva molta fretta? Fatto sta che per la concessione edilizia dobbiamo aspettare il 2008, e per l’approvazione di un’ulteriore variante (richiesta dall’azienda stessa) il 2009. Ed eccoci al presente: appena cominciamo i lavori, nel 2010, saltano fuori i reperti.
Tutti sapevano, al Ponterotto, che quella era una zona “sensibile” all’archeologia, bastava grattare il terreno per trovare dei cocci: l’indagine preventiva (che evidenzia le strutture murarie) avrebbe evitato di trovarsi impreparati proprio al momento in cui i lavori dovevano iniziare. I lavori del cantiere venivano seguiti giorno per giorno da chi si aspettava che qualcosa venisse fuori: e siccome quei reperti non passavano inosservati fu necessario coinvolgere la Soprintendenza: altro tempo perso, che non dipendeva certo dagli ambientalisti, i quali stavano a vedere e aspettavano di capire quali fossero gli sviluppi della situazione.
Ma da questo momento in poi, per più di un anno, della questione non si sa più niente, in Comune si trincerano dietro un “è tutto in mano alla Soprintendenza”, alla Soprintendenza rispondono con un “lasciateci lavorare, è tutto sotto controllo”. Fino a scoprire, ma soltanto nello scorso agosto, che era già stato proposto (da Laika) e autorizzato (dal Ministero) il trasferimento dei reperti in altra sede. Di questo trattava, appunto l’ordine del giorno di Carlesi: se è vero, come sostengono gli archeologi più qualificati, che il trasferimento fuori dal contesto di reperti di questo tipo non ha senso, perché accordarsi (in gran segreto) per un finto parco archeologico, con una forte spesa da parte del Comune, e nuovi ritardi di mesi e mesi, invece di adeguare il progetto del capannone, che fra l’altro non sembra nemmeno destinato a utilizzare tutti i 20.000 mq della superficie utile? Oppure, ci dicevano gli stessi archeologici, se i reperti non hanno grande valore, si faccia il rilievo e poi si ricoprano, come si fa in tante situazioni, o si distruggano, se ci si vuole prendere la responsabilità di farlo. Come ha detto la presidente di Confindustria toscana, perché quattro sassi devono intralciare un progetto così rilevante?
E qui veniamo alla seduta del Consiglio Comunale. Lucia Carlesi è rimasta da sola con il suo ordine del giorno, contro destra e sinistra, padroni, sindacati e operai. Una vera e propria ammucchiata, che il Sindaco Pescini ha avuto la sfacciataggine di definire “la vera comunità di San Casciano”. Nel Consiglio Comunale Carlesi era sola, ma al di fuori non lo è, come dimostra la partecipazione sulla rete, sul blog e su Facebook. E’ vero, su oltre 500 iscritti al gruppo Fb, molti non sono sancascianesi: ma è proprio questo che conta. Se alziamo un momento lo sguardo dal campanilino del paese e guardiamo un po’ più in là, ci accorgiamo che è il Comune di San Casciano ad essere isolato: si veda l’articolo di Salvatore Settis, il più autorevole esperto di paesaggio, del 28 settembre scorso su la Repubblica, dove la vicenda del Ponterotto è citata come scempio di portata nazionale. La scelta di volere per forza un insediamento industriale di quella portata dentro i propri confini comunali è miope e campanilistica, se non vogliamo pensare ancora peggio. Se i lavoratori Laika stanno ancora aspettando questo benedetto trasferimento, dopo dieci anni, devono solo ringraziare i propri rappresentanti politici e sindacali.
30 settembre 2011,
Claudio Greppi per la Rete dei Comitati
Personalmente e a nome della ReTe dei Comitati per la difesa del territorio esprimo piena solidarietà a Lucia Carlesi, consigliere comunale di San Casciano per il gruppo Laboratorio per un’altra San Casciano – Rifondazione Comunista, che nel corso di una movimentata seduta, nel pomeriggio del 29 settembre, è stata oggetto di violenze verbali, di insulti e di un vero e proprio tentativo di linciaggio politico.
L’occasione è stata la discussione su un ordine del giorno presentato da Lucia Carlesi a proposito dei reperti archeologici (etrusco-ellenistici, romani, settecenteschi) venuti alla luce nel corso della costruzione del nuovo stabilimento Laika Caravans al Ponterotto (sulla vicenda tutta la documentazione è reperibile su: archeopatacca.blogspot.com). L’ordine del giorno è stato spostato al primo posto per dar modo a un folto gruppo di dipendenti Laika di partecipare alla seduta, con cartelli e striscioni dentro e fuori la sala comunale. In questo modo si è voluto mettere in violenta contrapposizione chi difende il patrimonio culturale del territorio da chi difende il posto di lavoro, scaricando sugli ambientalisti la responsabilità dei ritardi nella realizzazione del progetto Laika, che prese il via ormai dieci anni fa.
Davvero la colpa dei ritardi è degli ambientalisti? Non sapevamo di essere così potenti … Ma andiamo con ordine: la trattativa per l’acquisto del terreno da parte di Hymer AG, la multinazionale tedesca che aveva rilevato l’azienda della Sambuca, iniziava nel 2001, sotto la guida del Sindaco di San Casciano e con l’accordo dei sindacati. Il terreno, di circa 15 ha (di cui 10 in fondovalle), era a destinazione agricola e quasi tutto faceva parte della fattoria di Sorbigliano, un’azienda agricola in perenne crisi. Il consiglio di amministrazione di Laika ne deliberava l’acquisto il 9 settembre 2002, e il consigliere delegato assicurava che i lavori si sarebbero conclusi (addirittura!) entro l’estate del 2004, mentre per il momento nessun atto ufficiale prevedeva il cambio di destinazione. Nell’estate del 2004 finiva però la legislatura, lasciando in eredità soltanto una mozione approvata dal Consiglio Comunale che auspicava il trasferimento di Laika al Ponterotto. La nuova amministrazione si impegnava in una complicata procedura urbanistica, barcamenandosi fra un Piano Strutturale appena adottato (ma non approvato, e poi abbandonato) e un vecchio PRG. Si scelse la via della variante a quest’ultimo, che venne adottata dopo ben due anni, nell’agosto del 2006. Ed è solo in questa fase che le associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF, Italia Nostra) entrano in campo presentando una serie di osservazioni, come previsto dalla legislazione regionale. Da notare che una di queste osservazioni segnalava che la variante mancava del tutto della necessaria verifica cartografica di dettaglio, perché era disegnata in scala 1:10.000: ma neppure questa osservazione fu presa minimamente in considerazione, mentre un serio rilievo del terreno avrebbe consentito già allora l’indagine di archeologia preventiva.
A questo punto le associazioni ambientaliste hanno provato, inutilmente, a fermare l’operazione, denunciando la ferita che un capannone così grande (300.000 mc!) avrebbe inferto al territorio e proponendo alternative in zone industriali vicine: alla stessa Sambuca, dove nel frattempo si liberavano numerosi spazi, o alla Zambra in comune di Barberino, per non parlare delle aree industriali in val d’Elsa, dove si è formato il vero e proprio distretto della camperistica. Nessuno ha mai sostenuto che Laika non dovesse costruire un nuovo capannone, ma si contestava la scelta del Ponterotto. Si contestava con ricorsi ed esposti: che non hanno minimamente inciso sui tempi della progettazione del capannone stesso. Forse era l’azienda che non aveva molta fretta? Fatto sta che per la concessione edilizia dobbiamo aspettare il 2008, e per l’approvazione di un’ulteriore variante (richiesta dall’azienda stessa) il 2009. Ed eccoci al presente: appena cominciamo i lavori, nel 2010, saltano fuori i reperti.
Tutti sapevano, al Ponterotto, che quella era una zona “sensibile” all’archeologia, bastava grattare il terreno per trovare dei cocci: l’indagine preventiva (che evidenzia le strutture murarie) avrebbe evitato di trovarsi impreparati proprio al momento in cui i lavori dovevano iniziare. I lavori del cantiere venivano seguiti giorno per giorno da chi si aspettava che qualcosa venisse fuori: e siccome quei reperti non passavano inosservati fu necessario coinvolgere la Soprintendenza: altro tempo perso, che non dipendeva certo dagli ambientalisti, i quali stavano a vedere e aspettavano di capire quali fossero gli sviluppi della situazione.
Ma da questo momento in poi, per più di un anno, della questione non si sa più niente, in Comune si trincerano dietro un “è tutto in mano alla Soprintendenza”, alla Soprintendenza rispondono con un “lasciateci lavorare, è tutto sotto controllo”. Fino a scoprire, ma soltanto nello scorso agosto, che era già stato proposto (da Laika) e autorizzato (dal Ministero) il trasferimento dei reperti in altra sede. Di questo trattava, appunto l’ordine del giorno di Carlesi: se è vero, come sostengono gli archeologi più qualificati, che il trasferimento fuori dal contesto di reperti di questo tipo non ha senso, perché accordarsi (in gran segreto) per un finto parco archeologico, con una forte spesa da parte del Comune, e nuovi ritardi di mesi e mesi, invece di adeguare il progetto del capannone, che fra l’altro non sembra nemmeno destinato a utilizzare tutti i 20.000 mq della superficie utile? Oppure, ci dicevano gli stessi archeologici, se i reperti non hanno grande valore, si faccia il rilievo e poi si ricoprano, come si fa in tante situazioni, o si distruggano, se ci si vuole prendere la responsabilità di farlo. Come ha detto la presidente di Confindustria toscana, perché quattro sassi devono intralciare un progetto così rilevante?
E qui veniamo alla seduta del Consiglio Comunale. Lucia Carlesi è rimasta da sola con il suo ordine del giorno, contro destra e sinistra, padroni, sindacati e operai. Una vera e propria ammucchiata, che il Sindaco Pescini ha avuto la sfacciataggine di definire “la vera comunità di San Casciano”. Nel Consiglio Comunale Carlesi era sola, ma al di fuori non lo è, come dimostra la partecipazione sulla rete, sul blog e su Facebook. E’ vero, su oltre 500 iscritti al gruppo Fb, molti non sono sancascianesi: ma è proprio questo che conta. Se alziamo un momento lo sguardo dal campanilino del paese e guardiamo un po’ più in là, ci accorgiamo che è il Comune di San Casciano ad essere isolato: si veda l’articolo di Salvatore Settis, il più autorevole esperto di paesaggio, del 28 settembre scorso su la Repubblica, dove la vicenda del Ponterotto è citata come scempio di portata nazionale. La scelta di volere per forza un insediamento industriale di quella portata dentro i propri confini comunali è miope e campanilistica, se non vogliamo pensare ancora peggio. Se i lavoratori Laika stanno ancora aspettando questo benedetto trasferimento, dopo dieci anni, devono solo ringraziare i propri rappresentanti politici e sindacali.
30 settembre 2011,
Claudio Greppi per la Rete dei Comitati
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Comunicato stampa delle associazioni ambientaliste
20 settembre 2011
Ieri sera a San Casciano, in un consiglio comunale teso e “blindato”, i gruppi consiliari (sia di destra sia di sinistra) hanno rigettato la mozione della consigliera di opposizione Lucia Carlesi, che chiedeva con solidi argomenti tecnici, scientifici, legali ed economici di fermare la procedura di rimozione dei reperti archeologici a Ponterotto, con ciò rappresentando il sentire non solo delle associazioni ambientaliste e di chi ha a cuore la tutela dei beni culturali, ma anche di quella grande parte di opinione pubblica che vuole una economia sostenibile e rispettosa dei beni comuni.
La delibera di giunta appare irregolare sotto molti punti di vista, al limite dellla nullità: si mette a carico delle casse comunali una grande quantità di lavori finalizzati al “trasloco” dei reperti, ma non si dice quanto questo costerà ai cittadini (il computo senza cifre allegato alla convenzione enumera opere che da un calcolo sommario da noi fatto su una decina di voci sicuramente supera i 100.000 euro), non si spiega da quali capitoli di spesa verranno prese le risorse e soprattutto non si spiega bene quale interesse pubblico esista nel pagare i tecnici che sovrintendono (in una proprietà privata) alla documentazione e alla organizzazione dei lavori di demolizione di un sito archeologico. Di più, tutto questo appare corredato di un documento di regolarità contabile che non si capisce a cosa si riferisca, visto che non c’è una sola cifra dichiarata.
Con quella delibera di fatto la giunta di San Casciano autorizza un tecnico di servizio a prendere accordi economici per non si capisce quali importi.
Con una dichiarazione incredibile il sindaco Pescini ha affermato in consiglio che le cifre saranno messe dopo che privati e enti sovraordinati avranno firmato l’accordo: in tal modo il Comune (ed i cittadini) si troverebbe a dover far fronte a spese addirittura pluriennali non si capisce da chi decise, in una logica di esproprio del Consiglio comunale (unica istituzione a ciò abilitata dalla legge).
Ma di tutto questo ieri sera non si è discusso.
Come non si è discusso nel merito delle argomentate critiche che archeologi di rilevanza nazionale hanno indirizzato all’intervento (per ultimo Salvatore Settis), ridicolizzati al punto che alcuni consiglieri hanno strappato applausi dichiarando che se fossero stati loro sulle ruspe “quelle pietre” le avrebbero direttamente spazzate via…
Il consiglio comunale è stata una rassegna di interventi platealmente demagogici tesi a ridicolizzare la rilevanza dell’ambiente, dei beni culturali , del paesaggio, di una agricoltura sostenibile, messi in antagonismo CON IL LAVORO: quel capannone sembra il futuro del Chianti, e nessuno si accorge che LAIKA vive la pesante crisi mondiale ed europea della camperistica, ha ridotto i propri fatturati AL DI SOTTO DI QUELLI DI 10 anni or sono (secondo quanto dichiarato ieri sera dagli stessi lavoratori), e non ha nessun bisogno oggi di quelle superfici che sono IL TRIPLO DI QUANTO OGGI è realmente in produzione. Gli ambientalisti sono stati addirittura accusati di aver provocato loro un ritardo di 10 anni nella costruzione dello stabilimento con le loro critiche, ritardo dovuto ai pasticciati percorsi individuati per regolarizzare la trasformazione di terreni agricoli individuati e acquistati fuori da ogni pianificazione con la promessa di futura edificabilità.
Dispiace che i lavoratori LAIKA massicciamente presenti e organizzati in platea abbiano creduto alla demagogia di chi trasforma gli affari immobiliari della Hymer in garanzie sicure di lavoro, come fu a suo tempo per i dipendenti della STIANTI (che ottenne un enorme volumetria nel centro di San Casciano sotto il ricatto della occupazione, salvo poi mandare a casa i propri dipendenti una volta realizzato l’affare). A suo tempo fu chiesto da chi si opponeva al progetto che almeno i lavoratori fossero tutelati con una clausola di convenzione che vincolasse la Hymer a mantenere i livelli occupazionali ATTUALI pena la decadenza della concessione dei volumi aggiuntivi, ma quella richiesta fu bocciata dalla Amministrazione comunale (che oggi si presenta a paladina del lavoro) come vessatoria della libertà di impresa.
Crediamo che lo stabilimento Laika sarebbe stato già realizzato da anni in maniera rispettosa dell’ambiente, dando risposte concrete e non demagogiche alle esigenze dei lavoratori, se per 11 anni l’amministrazione comunale e la Hymer non avessero perseguito con forzature e procedure ad hoc quella localizzazione.
Crediamo che difendere i beni comuni, tra i quali sono anche il paesaggio e i beni archeologici e culturali, sia invece la vera garanzia di un futuro e di un lavoro per i nostri figli, e continueremo a farlo opponendoci ad un atto che appare oltre che sbagliato anche palesemente viziato da irregolarità.
LEGAMBIENTE circolo IL PASSIGNANO
WWF Firenze
RETE DEI COMITATI
ITALIA NOSTRA Firenze
Ieri sera a San Casciano, in un consiglio comunale teso e “blindato”, i gruppi consiliari (sia di destra sia di sinistra) hanno rigettato la mozione della consigliera di opposizione Lucia Carlesi, che chiedeva con solidi argomenti tecnici, scientifici, legali ed economici di fermare la procedura di rimozione dei reperti archeologici a Ponterotto, con ciò rappresentando il sentire non solo delle associazioni ambientaliste e di chi ha a cuore la tutela dei beni culturali, ma anche di quella grande parte di opinione pubblica che vuole una economia sostenibile e rispettosa dei beni comuni.
La delibera di giunta appare irregolare sotto molti punti di vista, al limite dellla nullità: si mette a carico delle casse comunali una grande quantità di lavori finalizzati al “trasloco” dei reperti, ma non si dice quanto questo costerà ai cittadini (il computo senza cifre allegato alla convenzione enumera opere che da un calcolo sommario da noi fatto su una decina di voci sicuramente supera i 100.000 euro), non si spiega da quali capitoli di spesa verranno prese le risorse e soprattutto non si spiega bene quale interesse pubblico esista nel pagare i tecnici che sovrintendono (in una proprietà privata) alla documentazione e alla organizzazione dei lavori di demolizione di un sito archeologico. Di più, tutto questo appare corredato di un documento di regolarità contabile che non si capisce a cosa si riferisca, visto che non c’è una sola cifra dichiarata.
Con quella delibera di fatto la giunta di San Casciano autorizza un tecnico di servizio a prendere accordi economici per non si capisce quali importi.
Con una dichiarazione incredibile il sindaco Pescini ha affermato in consiglio che le cifre saranno messe dopo che privati e enti sovraordinati avranno firmato l’accordo: in tal modo il Comune (ed i cittadini) si troverebbe a dover far fronte a spese addirittura pluriennali non si capisce da chi decise, in una logica di esproprio del Consiglio comunale (unica istituzione a ciò abilitata dalla legge).
Ma di tutto questo ieri sera non si è discusso.
Come non si è discusso nel merito delle argomentate critiche che archeologi di rilevanza nazionale hanno indirizzato all’intervento (per ultimo Salvatore Settis), ridicolizzati al punto che alcuni consiglieri hanno strappato applausi dichiarando che se fossero stati loro sulle ruspe “quelle pietre” le avrebbero direttamente spazzate via…
Il consiglio comunale è stata una rassegna di interventi platealmente demagogici tesi a ridicolizzare la rilevanza dell’ambiente, dei beni culturali , del paesaggio, di una agricoltura sostenibile, messi in antagonismo CON IL LAVORO: quel capannone sembra il futuro del Chianti, e nessuno si accorge che LAIKA vive la pesante crisi mondiale ed europea della camperistica, ha ridotto i propri fatturati AL DI SOTTO DI QUELLI DI 10 anni or sono (secondo quanto dichiarato ieri sera dagli stessi lavoratori), e non ha nessun bisogno oggi di quelle superfici che sono IL TRIPLO DI QUANTO OGGI è realmente in produzione. Gli ambientalisti sono stati addirittura accusati di aver provocato loro un ritardo di 10 anni nella costruzione dello stabilimento con le loro critiche, ritardo dovuto ai pasticciati percorsi individuati per regolarizzare la trasformazione di terreni agricoli individuati e acquistati fuori da ogni pianificazione con la promessa di futura edificabilità.
Dispiace che i lavoratori LAIKA massicciamente presenti e organizzati in platea abbiano creduto alla demagogia di chi trasforma gli affari immobiliari della Hymer in garanzie sicure di lavoro, come fu a suo tempo per i dipendenti della STIANTI (che ottenne un enorme volumetria nel centro di San Casciano sotto il ricatto della occupazione, salvo poi mandare a casa i propri dipendenti una volta realizzato l’affare). A suo tempo fu chiesto da chi si opponeva al progetto che almeno i lavoratori fossero tutelati con una clausola di convenzione che vincolasse la Hymer a mantenere i livelli occupazionali ATTUALI pena la decadenza della concessione dei volumi aggiuntivi, ma quella richiesta fu bocciata dalla Amministrazione comunale (che oggi si presenta a paladina del lavoro) come vessatoria della libertà di impresa.
Crediamo che lo stabilimento Laika sarebbe stato già realizzato da anni in maniera rispettosa dell’ambiente, dando risposte concrete e non demagogiche alle esigenze dei lavoratori, se per 11 anni l’amministrazione comunale e la Hymer non avessero perseguito con forzature e procedure ad hoc quella localizzazione.
Crediamo che difendere i beni comuni, tra i quali sono anche il paesaggio e i beni archeologici e culturali, sia invece la vera garanzia di un futuro e di un lavoro per i nostri figli, e continueremo a farlo opponendoci ad un atto che appare oltre che sbagliato anche palesemente viziato da irregolarità.
LEGAMBIENTE circolo IL PASSIGNANO
WWF Firenze
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