La Costituzione della Repubblica Italiana recita all'Art. 9:
La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

giovedì 29 settembre 2011

Le associazioni a Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana

AL PRESIDENTE DELLA REGIONE TOSCANA Enrico Rossi
Alla Giunta Regionale Toscana
Ai lavoratori LAIKA
Alla RSU LAIKA



In questi giorni la Regione deve decidere su una questione importante, controversa e difficile, che riguarda la tutela dell’interesse pubblico e la salvaguardia di un patrimonio culturale ed archeologico che può essere anche una risorsa economica fondamentale dal punto di vista turistico.

Nell’area destinata alla costruzione del nuovo stabilimento LAIKA a San Casciano sono emersi reperti etruschi e romani. Tali reperti vengono così descritti nel “PROGETTO di VALORIZZAZIONE DEI SITI ARCHEOLOGICI E DEL PARCO SPORTIVO “LA BOTTE” ATTRAVERSO UN SISTEMA INTEGRATO DI SEGNALETICA TURISTICA” presentato dalla Amministrazione Comunale di San Casciano a bando di finanziamento e che ha ottenuto un contributo di 68.000 di euro con atto del GAL START n°8/313AA del 29/03/2011: “Il territorio di San Casciano è stato disegnato dalle presenze antropiche che lo hanno caratterizzato fin da tempi preistorici, testimoniate dalla presenza di ben 40 siti di interesse archeologico …. Fra gli altri, si distinguono tre siti di significativo interesse archeologico risalenti al periodo etrusco-romano, ubicati lungo la fertile pianura fluviale del Pesa o arroccati sulle alture che la difendevano naturalmente: la struttura funeraria etrusca di Sant’Angelo a Bibbione (VII sec. a.C.), l’insediamento etrusco di Poggio La Croce (VII-V sec. a. C.), l’insediamento etrusco-ellenistico di Ponterotto (IV-III sec. a.C.). Il paesaggio chiantigiano che si estende attraverso tali siti archeologici merita di essere conosciuto e valorizzato all’interno di un circuito turistico,….

Questo “sito di significativo interesse archeologico” viene invece smantellato con successivo “progetto di rimozione” deliberato dalla medesima amministrazione comunale nell’agosto 2011 e diventa “…alcune pietre di origine etrusca” che “certo ambientalismo in cashmere” non vuol spostare rischiando di” bloccare un investimento di 30 milioni di euro di LAIKA” nelle parole della Presidente di Confindustria Toscana.

Abbiamo un’altra idea di quel che è uno sviluppo sostenibile del territorio toscano, e ci dispiace rilevare la miopia dell’Associazione Industriali (che in teoria rappresenta anche gli interessi del settore turistico) la quale vede nei beni culturali un semplice impiccio invece che una grande opportunità. Ma siamo ancor più dispiaciuti del vedere accodarsi a questa miope idea le rappresentanze sindacali di LAIKA, che in un loro comunicato attaccano movimenti ambientalisti e comitati locali.

Per dovere di verità, ci sentiamo di dover rispondere ad alcune affermazioni, senza nessuna intenzione polemica nei loro confronti in quanto riteniamo che una soluzione alle esigenze di ristrutturazione aziendale sia opportuna e necessaria e non vediamo alcuna contraddizione tra tutela del paesaggio e dei beni culturali e sviluppo delle attività economiche.

Il comunicato RSU dichiara che la richiesta di salvaguardia dell’area archeologica mette a rischio, un «investimento che potrebbe dare serenità a tutti i dipendenti Laika e creare opportunità di lavoro». La Rsu fa anche riferimento alla recente notizia secondo cui la famiglia Hymer, il gruppo tedesco di cui fa parte Laika, avrebbe deciso di riacquisire il controllo completo, acquistando le azioni sul mercato, per un totale di 38 milioni. Un segnale «inequivocabile circa la volontà del gruppo di investire in un progetto industriale concreto». E concludono: «Non possiamo permetterci altri ritardi a causa di comitati”.


Ci sembra necessario puntualizzare quanto segue:

• Il 9 settembre 2002 il Consiglio di Amministrazione di Laika Caravans S.p.A. – da poco acquistata dalla tedesca HYMER AG - deliberava l’acquisto del terreno del Ponterotto per la somma di 3.5 milioni di euro. Il capannone appena finito di costruire alla Sambuca con variante del Comune di Tavarnelle (Laika 3) veniva messo in vendita per una cifra compresa fra i 12 e i 13 milioni di euro. Il consigliere delegato Heinrich Dumpe assicurava che il trasferimento nella nuova sede del Ponterotto sarebbe stato realizzato entro l’agosto del 2004. Solo uno dei consiglieri, il prof. Sergio Pivato della Bocconi, avanzava qualche dubbio sui rischi che l’operazione comportava e chiedeva se non fossero state previste alternative. I rischi non riguardano certamente l’eventuale presenza di comitati ambientalisti, ma la stessa complessità di un’operazione che trasforma un terreno agricolo in terreno industriale, al di fuori da qualsiasi strumento urbanistico.

• E infatti per procedere ad una variante ad hoc bisogna aspettare il 2006, poi ci vogliono ancora due anni per approvare il progetto, poi ancora un anno per una variante: e arriviamo al 2009. Il progetto è stato fermo a causa delle procedure arzigogolate introdotte per “regolarizzare” l’uso di terreni agricoli acquistati in una zona del tutto inadatta a quello stabilimento procedure oltretutto onerose e complesse. Se davvero esisteva la URGENZA imprenditoriale di avere quelle volumetrie, le si poteva realizzare da anni in altre zone industriali già infrastrutturate presenti nel territorio (per esempio a Barberino o a Poggibonsi). Evidentemente al gruppo Hymer interessa più l’investimento immobiliare che non la produzione.

• LA Hymer ha chiesto una superficie di 32.000 mq che è più del doppio della superficie attualmente in produzione (senza contare le superfici esterne impermeabilizzate per fare parcheggi). Nei fatti LAIKA ha perso occupati passando da 250 dipendenti nel 2003 (il massimo decennale) a 189 nel 2010, ha perso produzione calando a 55 milioni di euro nel 2010 rispetto ai 71 del 2000. Il progetto esecutivo depositato in Comune prevede una terza parte circa del capannone attrezzata e per il resto una enorme superficie vuota (in attesa di vendita? Forse con la prospettiva di lucrarci come già fatto con il capannone Laika 3, mai entrato in produzione?) Non siamo noi ambientalisti a mettere in crisi LAIKA ma gli andamenti del mercato europeo e nordamericano, che hanno visto crollare la domanda. Il nuovo capannone non risponde a pressanti esigenze produttive visto che le stesse previsioni aziendali parlano per il 2011 di una crescita possibile del fatturato che non recupererà tutte le perdite di mercato del passato. Mettere in discussione volumetrie o profili o localizzazione dell’edificio non può quindi essere un tabù.

• La Hymer aveva sovradimensionato anche il proprio stabilimento tedesco (investimento di 16 milioni di euro) trovandosi poi nel 2009 a far pagare ai lavoratori tedeschi il costo della crisi e dell’errore (600 posti di lavoro in meno) pur di mantenere comunque dividendi agli azionisti della Hymer (per l’80% di proprietà della famiglia Hymer). L’andamento decennale degli utili di esercizio dei bilanci LAIKA vede a parità di produzione incrementi o decrementi dell’ordine del 30%. Basti pensare che se nel 2001 con 42 milioni di valore produzione LAIKA realizza un utile di 711.000 di euro, mentre nel 2009 con 51 milioni di valore produzione ha avuto un disavanzo di esercizio di 3,5 milioni. Non capiamo quindi quale fiducia sia possibile avere in una operazione di rastrellamento azionario che sicuramente tutelerà ancor meglio gli interessi della proprietà ma che NON NECESSARIAMENTE si lega ad un rilancio produttivo, in quanto l’obbiettivo di ripartire dividendi è del tutto scollegato da quello di valorizzazione delle risorse produttive.

• La Hymer ha licenziato in tutta Europa, ed ha addirittura smantellato nell’anno passato la HYMER FRANCE in Alsazia, il marchio ERIBA (fallimento dichiarato a marzo 2010, 190 dipendenti sul lastrico ”colpevoli” per la Hymer di comportamenti sindacali giudicati troppo conflittuali), a fronte di un calo globale della produzione di HYMER AG : da 26000 a 19000 autoveicoli a inizio 2010, perdite dichiarate di 40 milioni di euro. L’azienda LAIKA dimostra sicuramente un grande dinamismo: vediamo per esempio i finanziamenti pubblici che questa azienda sta rastrellando (750.000 euro solo di fondi strutturali per l’innovazione di prodotto), ma vediamo anche il rischio che HYMER cerchi di far pagare ai contribuenti italiani e ai lavoratori i costi di una ristrutturazione che viene dopo anni di utili e dividendi ripartiti fra gli azionisti. In tale contesto, l’operazione immobiliare a Ponterotto non ci sembra certo una partita dettata dall’urgenza di por fine a dieci anni di inutili attese per passare a una nuova stagione produttiva (il trasferimento dei reperti archeologici comporterà comunque altri due anni di lavori!), tantomeno ci pare corretto paragonarla con la costruzione della diga di Assuan come ha fatto la presidente di Confindustria toscana (dimenticando che quella era, per quanto controversa, una OPERA PUBBLICA) ; siamo piuttosto di fronte ad una scelta legata all’investimento sul MATTONE, alla RENDITA IMMOBILIARE, come, secondo i dati CGCIA di Mestre sull’uso dei finanziamenti all’impresa, continuano a fare aziende medie e grandi a scapito della innovazione e della produzione materiale.

Infine, non vediamo nel quadro sopra descritto come si giustifichi l’intervento con cospicue risorse del Comune di San Casciano (soldi di tutti i cittadini, in un momento di tagli ai servizi) per smantellare un sito archeologico di pubblico interesse, e non comprendiamo come il pur legittimo interesse economico di Hymer possa essere dichiarato automaticamente INTERESSE PUBBLICO: invitiamo su questo le rappresentanze sindacali, nel rispetto reciproco di divergenze di opinioni o vedute, a non prestarsi al gioco dell’impresa che mira a mettere in antagonismo il diritto al lavoro e i diritti del lavoro (imprescindibili) con la tutela dell’ambiente e del territorio, che costituisce salvaguardia di BENI COMUNI fondamento di una economia equa e SOSTENIBILE che è la sola prospettiva auspicabile per i nostri figli.


LEGAMBIENTE circolo Il Passignano
WWF Firenze
Rete dei Comitati per la difesa del territorio
ITALIA NOSTRA Firenze

Consiglio comunale: si invita tutti a partecipare

OGGI, giovedì 29 settembre 2011 a partire dalle h17 si terrà la seduta del consiglio comunale.
Tra i punti all'ordine del giorno anche la questione dei reperti archeologici rinvenuti nell'area del cantiere Laika al Ponterotto.

INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE!

L'inizio del CC è alle 17, ma non è possibile dare un orario preciso per la discussione del punto in oggetto.


RIMOZIONE DEI REPERTI ARCHEOLOGICI A SAN CASCIANO: SOSPENDIAMO E PROVIAMO A RIPENSARCI.
Il nostro gruppo consiliare presenta al prossimo consiglio comunale un ordine del giorno sui reperti rinvenuti nell'area del cantiere Laika.

La valle della Pesa, a Ponterotto, ha custodito come in uno scrigno, un tesoro di 2000 anni, un frammento di storia del nostro territorio e della nostra gente: i reperti archeologici emersi durante gli scavi per il cantiere Laika rappresentano un patrimonio importante che abbiamo il dovere di tutelare oggi perché anche domani questa testimonianza possa continuare ad essere patrimonio di tutta la comunità.
L'amministrazione di San Casciano invece di rendere possibile la tutela massima dei ritrovamenti, obbligando il privato ad adeguare il proprio intervento al mantenimento dei reperti in situ, ha accettato la proposta della multinazionale Hymer di rimuovere l'intero complesso edificato e riposizionarlo in un'area al di fuori del perimetro interessato dai lavori edili, definendo questa scelta una “valorizzazione” dei reperti. Addirittura investe soldi pubblici e proprie risorse (in un momento di grave crisi e di contrazione dei servizi) per coprire il costo ingente di ricostruzione della falsa area archeologica. Tutto ciò negando trasparenza e informazione, durante un iter autorizzativo durato più di un anno.
In realtà smantellare muri, ciottoli e fondamenta del fabbricato etrusco e della villa romana e andarli a ricomporre altrove creando un'area archeologica fasulla snaturerà completamente il valore dei ritrovamenti, si perderà per sempre l'autenticità della testimonianza storica.
Non a caso succede tutto questo. Ancora una volta si dimostra quanto fosse sbagliato il percorso iniziato dall'Amministrazione di San Casciano oltre dieci anni fa, finalizzato a localizzare il nuovo stabilimento Laika a Ponterotto, Allora il risultato fu un'operazione di rendita immobiliare che ha garantito soltanto la multinazionale Hymer, ma che niente ha avuto e ha a che fare con l'interesse della collettività e del territorio, tanto meno sono stati tutelati i lavoratori. Oggi assistiamo all'ennesima forzatura e si arriva addirittura a prevedere lo smantellamento di un'area archeologica pur di garantire l'intervento privato. Sarebbe una scelta ancora una volta perdente: cancelleremmo una traccia significativa del passato, un bene comune assoluto rappresentativo del patrimonio culturale e paesaggistico e nello stesso tempo un altro bene comune, la dignità del lavoro e dei diritti non avrà nessuna garanzia; la Hymer da anni perde occupazione e produzione e non serve un gigantesco capannone, il triplo degli spazi attuali, a chi preventiva di non ritornare ai livelli produttivi ante-crisi. Rimane la grave responsabilità di chi, non attuando una pianificazione corretta del territorio. ha messo ancora una volta in contrapposizione ieri l'ambiente oggi il patrimonio archeologico con i diritti del lavoro.
Laboratorio per un'Altra San Casciano-Rifondazione Comunista presenta un ordine del giorno al prossimo consiglio comunale del 29 settembre per chiedere la revoca della delibera dello scorso agosto con la quale l'Amministrazione di San Casciano ha deciso lo smontaggio dei reperti. Crediamo sia possibile sospendere ogni decisione, aprire un confronto sia in consiglio comunale, sia nelle commissioni consiliari e favorire un percorso partecipato che veda tutti i soggetti coinvolti, esperti e tecnici del settore, esponenti delle associazioni e la cittadinanza per individuare scelte alternative che salvaguardino la nostra storia.

Settembre 2011, Gruppo Consiliare Laboratorio per un'Altra San Casciano-Rifondazione Comunista

Gruppo consiliare Laboratorio per un'altra San Casciano/Rifondazione Comunisti Italiani

Vicenda Laika - Laboratorio chiede la revoca della delibera dello smontaggio dei reperti


Il Nuovo Corriere di Firenze, 28 settembre 2011

Opposizioni al contrattacco sulla vicenda Laika. Nel corso della seduta del Consiglio, che si svolgerà domani, il gruppo Laboratorio per un'altra San Casciano/PRC, presenterà infatti un ordine del giorno per chiedere la revoca della delibera dello scorso agosto, quella con la quale l'amministrazione comunale di SanCasciano ha deciso lo "smontaggio" dei reperti del cantiere Laika in località Ponterotto...

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mercoledì 28 settembre 2011

CHI VUOL SVENDERE I MONUMENTI

Salvatore Settis con Giorgio Napolitano


Di Salvatore Settis, La Repubblica, 28 settembre 2011

Saldi di fine stagione per paesaggio e patrimonio artistico. Nell´Italia devastata dal berlusconismo e dal secessionismo leghista, impoverite non sono solo le nuove generazioni, condannate alla disoccupazione o al precariato perpetuo. Impoverito è lo Stato, cioè noi tutti, borseggiati da chi governa il Paese svuotando il nostro portafoglio proprietario di cittadini e i valori di una Costituzione fondata sul bene comune. Questa erosione del patrimonio e dei principi della Repubblica ha preso la forma della rapina. Rapina, letteralmente, a mano armata: armata dei poteri residui dello Stato, cinicamente usati per smontare lo Stato e spartirsi il bottino.

Nel grande (e irrealizzato) progetto che si incarnò nella Costituzione del 1948, l´idea di un´Italia giusta, libera e democratica s´impernia sulla condivisione di beni comuni, intesi come proprietà di tutti i cittadini e garanzia di attuabilità del disegno costituzionale. Tali sono prima di tutto i beni del Demanio, elemento costitutivo di uno Stato sovrano; tali sono i beni pubblici indirizzati a scopo di utilità sociale (per esempio per scuole, ospedali, musei); tale è l´ambiente e il paesaggio, scenario della nostra vita individuale e sociale e strumento di salute fisica e mentale (o di patologie); tale è il patrimonio artistico come memoria storica.

Di qui l´articolo 9 della Costituzione, secondo cui «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione», e deve farlo in modo identico dalle Alpi alla Sicilia. Essenziale alla legalità repubblicana, questo principio si lega ai «doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» (art. 2), al «pieno sviluppo della personalità umana» (art. 3), alla tutela della salute «come fondamentale diritto dell´individuo e interesse della collettività» (art. 32). Il bene comune non comprime, ma limita i diritti di privati e imprese: alla proprietà privata deve essere «assicurata la funzione sociale» (art. 42), la libertà d´impresa «non può svolgersi in contrasto con l´utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana» (art. 41). Contro questa architettura di valori è in atto un feroce attacco. Smontando l´art. 41 si vuole una libertà d´impresa senza limiti: e dunque anche in contrasto con l´utilità sociale, anche se calpesta sicurezza, libertà, dignità umana. L´indegna farsa del "federalismo demaniale" già devasta l´orizzonte dei beni comuni.

Un esempio, Agrigento. Atto I: il 4 agosto la Regione Sicilia annuncia che lo Stato ha ceduto alla Regione la Valle dei Templi, che diviene «patrimonio dei siciliani». Atto II: il 31 agosto il sindaco mette all´asta la Valle dei Templi, con l´idea di «cederla ai privati, affittarla a grandi multinazionali, a griffe internazionali». Ma di chi erano i templi di Agrigento prima della "legittima restituzione ai siciliani"? Erano di tutti gli italiani, dai siciliani ai veneti; come le Dolomiti (ufficialmente valutate 866.294 euro) erano proprietà dei veneti, ma anche dei siciliani. Lo spezzatino dei beni pubblici, ridistribuiti su base regionale o comunale per favorire il secessionismo leghista, svuota il portafoglio proprietario degli italiani, ci rende tutti più poveri.

Massimo simbolo della cultura italiana della tutela è l´ordine del Real Patrimonio di Sicilia del 21 agosto 1745, che simultaneamente impose la conservazione delle antichità di Taormina e dei boschi del Carpinetto ai piedi dell´Etna: prima norma al mondo in cui la tutela del paesaggio e quella del patrimonio artistico sono tutt´uno, secondo una linea che giungerà fino alla Costituzione. Eppure la Regione «intende privatizzare, per far cassa, il patrimonio boschivo e forestale siciliano» (La Sicilia, 23 agosto). In questa generale devastazione, il depotenziamento delle Soprintendenze mediante il blocco delle assunzioni e il taglio dei fondi (ne ha scritto su queste pagine, l´8 settembre, Francesco Erbani) colpisce la tutela alla radice.

Ma che cosa c´è da aspettarsi da un Ministero che ormai espressamente invita non a proteggere il paesaggio, ma a genuflettersi davanti alle imprese? Lo dice chiaro e tondo un documento del 13 ottobre 2010, che in materia di autorizzazione paesaggistica invita sfacciatamente i soprintendenti a «pervenire ad espressioni di pareri la cui formulazione si configura come una prescrizione di buone maniere», evitando come la peste «pareri che siano in contrapposizione alle proposte progettuali».

Esempio estremo di questa deriva (auto)distruttiva è, nella Toscana un tempo "rossa", la vicenda di uno scavo archeologico a San Casciano in Val di Pesa. Importanti resti di edifici ad uso abitativo e agrario di età etrusca e romana, ancora inediti, sono emersi durante i lavori per l´estensione di uno stabilimento della multinazionale Laika Caravans. Fino a pochi anni fa una scoperta come questa avrebbe comportato la salvaguardia dei reperti in situ, e obbligato la ditta a spostare altrove i suoi capannoni. Ma il Comune (governato da una giunta di "sinistra") ha adottato la cultura delle "buone maniere", cioè della resa alle imprese, e ha stretto con Laika un accordo per sfrattare l´archeologia in favore dei capannoni, smontando fattoria etrusca e villa romana per spostarle in un "parco archeologico" fasullo che i comitati locali hanno subito battezzato "archeopatacca". [n.d.R., il grassetto è nostro]

Il modello è chiaro:
si applica all´area archeologica lo scambio di volumetrie già previsto da perfidi codicilli del recente decreto sviluppo, il principio di «libera cubatura in libero Stato», secondo il quale ogni terreno, anche inedificabile, è per sua natura dotato di una "capacità edificatoria" virtuale che può formare oggetto di diritti, essere venduta o scambiata con nuove edificazioni. Così, ha commentato Il Sole (24 agosto), «in nome della giustizia economica, sui terreni agricoli piomberanno d´incanto milioni di euro di nuove cubature». Anche sui terreni archeologici, a quel che pare: basta rimontare i ruderi altrove, come assemblando mattoncini Lego.

Alla cultura della tutela si sostituisce il più volgare mercatismo parassitario, e sfrattare gli Etruschi diventa una virtù. Interessante principio: che anche i Templi di Agrigento, finalmente "restituiti ai siciliani" a cui gli italiani li avevano rubati, possano essere smontati e trasferiti da una multinazionale, regalando ai "legittimi proprietari" qualche scampolo di "capacità edificatoria"?


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lunedì 26 settembre 2011

Difendi le tue origini, un video di Toscanalady su YouTube


Il video di Toscanalady trovato questa mattina su YouTube, questo il testo:


AVVISO IMPORTANTE


Lo sapevate che nell'area dove vorrebbe costruire la “Laika” il suo stabilimento, zona “Ponterotto” durante i lavori di scavo sono stati riportati alla luce: un sito Etrusco, una villa romana ed una fontana del '700 che durante i lavori è andata distrutta.
Adesso, la Laika vorrebbe andare avanti con i lavori ed ha avuto il parere favorevole di proseguire. Chiaramente i beni archeologici andranno spostati in un altro posto probabilmente alla “Botte”.

NIENTE VALE IL PATRIMONIO AMBIENTALISTICO, ARCHEOLOGICO DELLA ZONA??
CI APPARTIENE, E' NOSTRO, FA PARTE DELLE NOSTRE RADICI, DA DOVE PROVENIAMO E ARRICCHISCE LA NOSTRA STORIA.

INVECE DI SPOSTARE IL SITO ARCHEOLOGICO DOBBIAMO DIFENDERLO E FARE IN MODO DI PRESERVARLO.

LA LAIKA POTREBBE COMUNQUE SCEGLIERSI UN'ALTRA ZONA SENZA PRIVARCI DELLA NOSTRA STORIA. SENZA ANDARE AD INQUINARE IL FIORE ALL'OCCHIELLO DEL NOSTRO PATRIMONIO AMBIENTALISTICO ED ARCHELOGICO.

SPESSO FACCIAMO MIGLIAIA DI KILOMETRI PER ANDARE A VISITARE DELLE ROVINE, CHE PUR TESTIMONIANDO UN'EPOCA, NON CI APPARTENGONO MENTRE IN QUESTO CASO CI APPARTIENE E CI RAPPRESENTA: PERCHE' INDICA LA NOSTRA “STORIA” E LA NOSTRA PROVENIENZA.

VORREI SENSIBILIZZARE IL VOSTRO ANIMO PORTANDOVI A CONOSCENZA DI UN “REATO” CHE SICURAMENTE NON ERAVATE A CONOSCENZA.

DIFENDIAMO QUELLO CHE ERAVAMO, PRESERVIAMO LA NOSTRA STORIA.

sabato 24 settembre 2011

San Casciano come Archeo Disneyland

Il manifesto appeso nella bacheca comunale in questi giorni...

Nel corso del 2010 in località Ponterotto, durante le opere di scavo del cantiere Laika, sono emersi importanti resti di un fabbricato etrusco e di una villa romana. A poco tempo dal ritrovamento Laika ha chiesto di rimuovere il complesso archeologico e ricollocarlo in altra sede. Invece di valorizzare queste testimonianze storiche, che rappresenterebbero tra l’altro un'ottima occasione per un turismo di qualità, e quindi una importante risorsa economica per il territorio, l'Amministrazione comunale ha aderito alla richiesta di Laika ed interviene, con denaro pubblico, per rendere possibile la demolizione dei ritrovamenti e la loro ricostruzione come finte rovine in altra sede: una Disneyland etrusca, un finto parco archeologico che costituisce una scelta dispendiosa e non tutela né valorizza il nostro patrimonio culturale e paesaggistico.

Da più di un anno il Comune e Laika hanno percorso l'iter autorizzativo, senza dare visibilità alla vicenda e negando trasparenza e confronto pubblico. In un momento di grande crisi, mentre i servizi subiscono tagli, il Comune usa i soldi dei cittadini per aiutare la multinazionale Hymer a smantellare il sito, distruggendo così una risorsa della comunità.

Ma la rimozione del complesso archeologico è solo l'ultimo di una serie di errori. Da più di 10 anni il Comune di San Casciano persevera nella scelta di una localizzazione sbagliata e ad alto impatto ambientale e paesistico per il capannone Laika, in un sito privo delle necessarie infrastrutture; questa decisione non tutela i lavoratori e non salvaguarda il territorio. Da anni l’azienda perde occupazione e produzione per la crisi generale del settore e non serve un gigantesco capannone, il triplo degli spazi attuali, a chi già preventiva di non ritornare ai livelli produttivi ante-crisi.

In discussione non è, dunque, il lavoro, ma una più corretta pianificazione territoriale:
le alternative esistono, e sono praticabili!


Per ulteriori informazioni:
http://www.luciacarlesi.blogspot.com
http://www.archeopatacca.blogspot.com

Su Facebook: gruppo ArcheoPatacca

Gli Etruschi siamo noi, una lettera

Riceviamo questa bella lettera, che pubblichiamo.


Buongiorno,

mi chiamo R. ho 50 anni ed abito lì vicino e sono inorridita, esterrefatta.

Mio nonno abitava lì, mio padre ed ora io. Pensavo ed ero convinta che il paesaggio, l'ambiente, la natura e soprattutto la storia, quello che eravamo... avesse un peso, un'importanza in un mondo dove viene tutto spersonalizzato e dove per sentirti qualcuno devi vestirti con la firma di qualcun'altro, che non sei tu.
Le nostre radici, quelle da cui proveniamo sono là, sepolte, qualcuno le ha ritirate alla luce, ma non per renderle visibili affinché anche gli altri le possono vedere, ne possono godere, potrebbero capire... ma per sradicarle e traslarle in un altro posto. Questo mi amareggia moltissimo, invece di valorizzare i tesori archeologici questi vengono spostati per fare posto ai camper, che sicuramente porteranno lavoro ed occupazione, ma non mi ci ricompenseranno della mancanza della nostra identità.
Io sono disposta a tutto perché tutto resti come è stato trovato, perché se è stato trovato lì c'è e ci sarà un motivo e tutto deve restare così, anzi bisognerebbe capire il perché, studiarlo e raccontarlo a chi non lo sa. Questo favorirebbe anche il turismo e rianimerebbe i negozi, gli agriturismi ed il commercio.
Mettiamo dei gran cartelli e sensibilizziamo tutta la popolazione locale e no. In questo modo il coro si allargherebbe e non credo che le persone acconsentirebbero a questo. È stato taciuto, tutto in sordina per fare le cose di nascosto e questo gli avrebbe permesso di procedere indisturbatamente, ma non dobbiamo permetterglielo assolutamente.

Lottiamo per rendere più visibile possibile questo scandalo e troveremo sicuramente tante persone d'accordo che si uniranno per battere gli "usurpatori".

Cordiali saluti.



Lettera firmata