Durante gli scavi per la realizzazione dello stabilimento Laika a Ponterotto San Casciano Val di Pesa sono emersi notevoli reperti archeologici, insediamenti etruschi e romani. Invece di tutelare al massimo l'area che è un bene comune del nostro territorio si decide di rimuovere l'intero complesso archeologico, pur di garantire la realizzazione di un intervento privato. Ecco il nostro comunicato stampa:
5 settembre, seduta della Commissione consiliare ambiente e territorio per discutere il Regolamento Urbanistico Comunale di San Casciano in val di Pesa: i rappresentanti del gruppo Laboratorio per un’altra San Casciano – Rifondazione Comunista abbandonano la seduta perché ritengono inutile partecipare a una discussione, pur fondamentale perché relativa ad ulteriori incrementi del consumo di suolo, quando sono stati negati trasparenza e coinvolgimento su un intervento assolutamente rilevante per il nostro territorio come l'area archeologica di Ponterotto emersa nel corso dei lavori del cantiere Laika, e chiedono l'immediata discussione dell'intero progetto nella commissione medesima.
Sorprese estive. Nel mese di agosto la Giunta comunale di San Casciano ha approvato una delibera dal titolo 'Approvazione accordo per la disciplina dei rapporti per la rimozione, ricollocazione, restauro e valorizzazione delle strutture archeologiche rinvenute in località Ponterotto'. Erano diversi mesi, per lo meno dall'aprile 2010, che era stato chiesto ufficialmente un chiarimento in merito agli scavi in atto nel sito del cantiere Laika. Fu risposto, dall’Amministrazione comunale e anche dalla Soprintendenza, che la situazione era sotto controllo, che si procedeva tranquillamente al rilievo dei reperti e che, una volta chiusa l'indagine archeologica, sarebbe stata resa nota la relazione finale con la quale avremmo potuto conoscere la natura e l'entità dei ritrovamenti.
Anche nel successivo mese di settembre, in occasione dell'approvazione della delibera per lo stanziamento di fondi per un non ben identificabile 'Museo Laika' denunciammo la mancanza di trasparenza non essendo assolutamente chiaro il tipo di intervento che si andava delineando sul sito archeologico.
Adesso con la delibera del primo agosto scopriamo che già nel giugno 2010 il gruppo Hymer (proprietario di Laika) aveva avanzato la proposta di una 'rimozione' del complesso dei reperti archeologici (etruschi e romani, ossia dell'intero insediamento edificato) e successiva 'ricollocazione' in altra sede, e che questa proposta era stata accolta favorevolmente sia dal Comune che dalla Soprintendenza. Per più di un anno, quindi, si sono svolti tutti i contatti che hanno portato a questa delibera, presentata come una originale “valorizzazione” di un sito archeologico, ma l'Amministrazione in tutto questo periodo non ha ritenuto opportuno discuterne in modo esauriente in consiglio comunale e neanche in commissione urbanistica.
Di norma in situazioni di questo genere i casi sono due: o i reperti non hanno gran valore, e allora se ne fa il rilievo e se ne pubblicano i risultati scientifici, per poi ricoprire il sito, oppure lo scavo si rivela importante e allora saranno i progetti di nuove opere che si dovranno adeguare. È quanto è successo a Gonfienti, nel caso del centro intermodale di Prato, ma anche sulla Grosseto-Siena, dove il tracciato è stato 'rialzato' per lasciare la possibilità di studiare reperti etruschi importanti, vicino a Roselle. Qui al Ponterotto, invece, Hymer dichiara che la presenza degli scavi è incompatibile con quella del capannone progettato: e allora? Allora si spostano quelle quattro pietre che (in fondo) non interessano a nessuno, nella prevista 'Area archeologica di Ponterotto' collocata in adiacenza alla zona de La Botte in prossimità della percorso pedo-ciclabile. Meglio ancora, così ci si va anche in bicicletta a visitare la (falsa) area archeologica.
Non è nostro compito mettere in discussione l’avallo che la Soprintendenza e il Ministero dei Beni Culturali hanno dato all’operazione, certamente ci proponiamo di approfondire le scelte fatte con la collaborazione di esperti qualificati. Intanto ci sembra inevitabile rilevare la mancanza di trasparenza da parte della Giunta comunale in tutta questa vicenda, nonostante le assicurazioni date. E perché nessuno viene a spiegare ai più diretti interessati, cioè ai dipendenti Laika, come mai si sono persi dieci anni senza che nessuno dei responsabili, pubblici e privati, si accorgesse che qualche centimetro sotto terra c’erano tracce di insediamenti di più di duemila anni? Non avevano mai sentito parlare di archeologia preventiva?
Ma l’errore risale proprio a quella scelta di dieci anni fa, quando fu individuata un'area agricola che doveva essere per forza proprio quella, senza nessuna possibile alternativa, un'area ad alto valore ambientale e paesaggistico, evidentemente inadatta ad ospitare un insediamento industriale. Se davvero c’era l’urgenza che allora ci dicevano, non era meglio cercare soluzioni diverse? La 'ricollocazione' del sito archeologico del Ponterotto non è che l’ultima forzatura per coprire le responsabilità di chi ha voluto a tutti i costi un’operazione immobiliare che nulla ha a che vedere con l’interesse dei lavoratori.
Laboratorio per un'altra San Casciano-Rifondazione Comunista
San Casciano Val di Pesa, 7 settembre 2011
La Costituzione della Repubblica Italiana recita all'Art. 9:
La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
mercoledì 7 settembre 2011
Questo capannone s'ha da fare: spostiamo gli Etruschi, piuttosto
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domenica 9 settembre 2007
Laika, i comitati ricorrono a Napolitano
La Repubblica di Firenze, 09/09/2007
Dopo il caso Monticchiello le contestazioni sulla variante "investono le politiche della Toscana"
Sarà addirittura il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a doversi occupare del «caso Laika», il nuovo insediamento industriale previsto da una variante a San Casciano Val di Pesa ma contestato dagli ambientalisti. Le associazioni riunite nel «Coordinamento contro la variante Laika» hanno infatti presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per contestare la legittimità amministrativa degli atti che hanno portato Regione Toscana, Provincia di Firenze e Comune di San Casciano ad una scelta che gli ambientalisti reputano sbagliata.
Il ricorso al capo dello Stato viene motivato in base al fatto che il «"caso Laika" non può essere considerato soltanto una questione locale, ma va visto nel quadro della contestazione radicale della politica urbanistica in Toscana portata avanti in questi ultimi mesi dalla "Rete dei Comitati per la difesa del Territorio" e che ha trovato il dovuto rilievo sulla stampa nazionale dopo il "caso Monticchiello"».
Con il ricorso le associazioni ambientaliste chiantigiane intendono sollevare una questione di legittimità degli atti in sede di giustizia amministrativa, in quanto ritengono insussistenti i motivi di interesse pubblico, non valutati i reali effetti ambientali dell´intervento, nonché violate le stesse norme regionali sul governo del territorio.
«L´intera variante urbanistica - si legge in una nota del Coordinamento - si presenta come una vera e propria legittimazione a posteriori di una scelta operata con modalità discutibili, ad esclusivo vantaggio dell´azienda proponente, mentre il danno complessivo che ne deriverebbe all´ambiente, al paesaggio, all´interesse collettivo e alle potenzialità economiche del territorio non è stato per nulla valutato dagli organismi competenti».
Il ricorso è firmato da Roberto della Seta, presidente nazionale di Legambiente, Stefano Leoni, vice presidente nazionale del Wwf e da Giovanni Ricasoli-Firidolfi, presidente della Fondazione per la tutela del territorio del Chianti Classico.
«L´impegno diretto di esponenti nazionali delle associazioni ambientaliste - scrive il Coordinamento - testimonia della importanza e del carattere esemplare che riveste tale vertenza, in una situazione nella quale le amministrazioni locali sono prese da una insana "febbre del mattone"».
Dopo il caso Monticchiello le contestazioni sulla variante "investono le politiche della Toscana"
Sarà addirittura il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a doversi occupare del «caso Laika», il nuovo insediamento industriale previsto da una variante a San Casciano Val di Pesa ma contestato dagli ambientalisti. Le associazioni riunite nel «Coordinamento contro la variante Laika» hanno infatti presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per contestare la legittimità amministrativa degli atti che hanno portato Regione Toscana, Provincia di Firenze e Comune di San Casciano ad una scelta che gli ambientalisti reputano sbagliata.
Il ricorso al capo dello Stato viene motivato in base al fatto che il «"caso Laika" non può essere considerato soltanto una questione locale, ma va visto nel quadro della contestazione radicale della politica urbanistica in Toscana portata avanti in questi ultimi mesi dalla "Rete dei Comitati per la difesa del Territorio" e che ha trovato il dovuto rilievo sulla stampa nazionale dopo il "caso Monticchiello"».
Con il ricorso le associazioni ambientaliste chiantigiane intendono sollevare una questione di legittimità degli atti in sede di giustizia amministrativa, in quanto ritengono insussistenti i motivi di interesse pubblico, non valutati i reali effetti ambientali dell´intervento, nonché violate le stesse norme regionali sul governo del territorio.
«L´intera variante urbanistica - si legge in una nota del Coordinamento - si presenta come una vera e propria legittimazione a posteriori di una scelta operata con modalità discutibili, ad esclusivo vantaggio dell´azienda proponente, mentre il danno complessivo che ne deriverebbe all´ambiente, al paesaggio, all´interesse collettivo e alle potenzialità economiche del territorio non è stato per nulla valutato dagli organismi competenti».
Il ricorso è firmato da Roberto della Seta, presidente nazionale di Legambiente, Stefano Leoni, vice presidente nazionale del Wwf e da Giovanni Ricasoli-Firidolfi, presidente della Fondazione per la tutela del territorio del Chianti Classico.
«L´impegno diretto di esponenti nazionali delle associazioni ambientaliste - scrive il Coordinamento - testimonia della importanza e del carattere esemplare che riveste tale vertenza, in una situazione nella quale le amministrazioni locali sono prese da una insana "febbre del mattone"».
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sabato 7 aprile 2007
San Casciano Laika raccoglie solo proteste
Andrea Ciappi, La Nazione Firenze, 07-04-07
Esposto alla Corte dei Conti: «Spese inutili dal Comune»
A Ponterotto, sotto il tetto non ancora costruito di Laika, non si può certo dire che vi sia ‘siccità’: piovono tegole. L’ultima si è materializzata ieri sottoforma di un esposto alla Corte dei Conti da parte di Legambiente ‘Il Passignano’, Wwf sezione Firenze, Italia Nostra, Associazione per la tutela dell’Ambiente di S.Casciano, ‘Amat’ Montespertoli, Fondazione per la tutela del Chianti Classico.
Le stesse firme avevano siglato l’esposto alla Procura della Repubblica sull’iter della variante. Perché coinvolgere la Corte dei Conti? «Per una consulenza su Laika del Comune di S.Casciano» spiegano i firmatari.
SOTTOACCUSA
Contestata un consulenza esosa richiesta nel 2004 ad un professionista
Che nella serata di ieri precisano con un documento: «S.Casciano ha dato nel novembre 2004 un incarico di consulenza ad un professionista, del quale non mettiamo assolutamente in discussione né l’operato né l’onestà – viene, puntualizzato - al fine di ‘controllare l’operato’ dei progettisti incaricati da Laika per avere una certa qualità del progetto edilizio.
Questo in una fase nella quale la variante non era neppure adottata, e in un momento nel quale non era neanche stata attuata la valutazione integrata sulla sostenibilità dell’intervento stesso (gennaio 2006).
QUINDI, in nome di un presunto interesse pubblico, prima ancora di aver concluso l’iter urbanistico di una variante si affianca ai progettisti privati un professionista pagato dal Comune con soldi pubblici per
garantirsi che il progetto edilizio non sia troppo impattante».
TRE ANNI FA, essendoci una specifica delibera di giunta, La Nazione si occupò di questa consulenza: il Comune l’aveva attivata per avere un quadro il più possibile preciso e completo in una situazione che si prefigurava complessa dovendosi trasferire lo stabilimento dell’azienda leader per i caravan da Sambuca a Ponterotto.
OGGI la variante è passata al vaglio dell’amministrazione sancascianese e della commissione ambiente della Provincia. Sono però pendenti i due esposti: quello alla Procura, e l’ultimo di ieri alla Corte dei Conti.
Esposto alla Corte dei Conti: «Spese inutili dal Comune»
A Ponterotto, sotto il tetto non ancora costruito di Laika, non si può certo dire che vi sia ‘siccità’: piovono tegole. L’ultima si è materializzata ieri sottoforma di un esposto alla Corte dei Conti da parte di Legambiente ‘Il Passignano’, Wwf sezione Firenze, Italia Nostra, Associazione per la tutela dell’Ambiente di S.Casciano, ‘Amat’ Montespertoli, Fondazione per la tutela del Chianti Classico.
Le stesse firme avevano siglato l’esposto alla Procura della Repubblica sull’iter della variante. Perché coinvolgere la Corte dei Conti? «Per una consulenza su Laika del Comune di S.Casciano» spiegano i firmatari.
SOTTOACCUSA
Contestata un consulenza esosa richiesta nel 2004 ad un professionista
Che nella serata di ieri precisano con un documento: «S.Casciano ha dato nel novembre 2004 un incarico di consulenza ad un professionista, del quale non mettiamo assolutamente in discussione né l’operato né l’onestà – viene, puntualizzato - al fine di ‘controllare l’operato’ dei progettisti incaricati da Laika per avere una certa qualità del progetto edilizio.
Questo in una fase nella quale la variante non era neppure adottata, e in un momento nel quale non era neanche stata attuata la valutazione integrata sulla sostenibilità dell’intervento stesso (gennaio 2006).
QUINDI, in nome di un presunto interesse pubblico, prima ancora di aver concluso l’iter urbanistico di una variante si affianca ai progettisti privati un professionista pagato dal Comune con soldi pubblici per
garantirsi che il progetto edilizio non sia troppo impattante».
TRE ANNI FA, essendoci una specifica delibera di giunta, La Nazione si occupò di questa consulenza: il Comune l’aveva attivata per avere un quadro il più possibile preciso e completo in una situazione che si prefigurava complessa dovendosi trasferire lo stabilimento dell’azienda leader per i caravan da Sambuca a Ponterotto.
OGGI la variante è passata al vaglio dell’amministrazione sancascianese e della commissione ambiente della Provincia. Sono però pendenti i due esposti: quello alla Procura, e l’ultimo di ieri alla Corte dei Conti.
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martedì 6 marzo 2007
Verdi contro la variante Laika di S.Casciano
Comunicato stampa, 6/3/2007
Verdi contro la variante Laika di S.Casciano appena approvata dal Consiglio Comunale
Appello ai Verdi tedeschi e sostegno alle posizioni delle associazioni
I Verdi sono l'unica forza di centrosinistra a dichiararsi contrari alla variante Laika, considerandola uno scempio ambientale e contemporaneamente una presa di giro ai danni dei lavoratori, che non hanno le giuste e reali garanzie di occupazione, nonostante le rassicurazioni dell'amministrazione di S.Casciano.
'Per questo', dichiarano Luca Ragazzo, Capogruppo dei Verdi in Consiglio Provinciale e Mauro Romanelli, portavoce regionale dei Verdi, 'sosteniamo pienamente la presa di posizione delle associazioni e dei comitati, Legambiente Il Passignano, WWF sez. Firenze, Italia Nostra, associazione per la tutela dell'ambiente di San Casciano, AMAT Montespertoli, Fondazione per la Tutela del Chianti Classico'.
'Ci ritroviamo pienamente nelle loro riflessioni che evidenziano quanto la contrapposizione tra valori ambientali e valori economici-lavorativi sia fasulla e strumentale. Operazioni come quella della Laika a San Casciano o l'inceneritore di Rufina, sito in una zona ad alto pregio paesaggistico e con prodotti DOC e biologici, sono un vero suicidio economico a fronte del dubbio beneficio di insediamenti industriali che oggi ci sono e che domani potrebbero non esserci più, magari perché trasferiti in Romania o in Cina'.
'Annunciamo perciò', concludono Ragazzo e Romanelli, 'che manderemo il testo dell'appello contro la variante Laika ai Verdi tedeschi, accompagnandolo con una nostra lettera: speriamo che con uno sforzo congiunto che va dal Chianti Fiorentino alla Germania (dove risiede la ditta madre) i Verdi possano far luce sulle reali strategie aziendali del gruppo Laika e su quanto realmente l'azienda punti sul nuovo stabilimento'.
Luca Ragazzo, Capogruppo dei Verdi in Consiglio Provinciale.
Mauro Romanelli, Portavoce regionale Verdi della Toscana
Verdi contro la variante Laika di S.Casciano appena approvata dal Consiglio Comunale
Appello ai Verdi tedeschi e sostegno alle posizioni delle associazioni
I Verdi sono l'unica forza di centrosinistra a dichiararsi contrari alla variante Laika, considerandola uno scempio ambientale e contemporaneamente una presa di giro ai danni dei lavoratori, che non hanno le giuste e reali garanzie di occupazione, nonostante le rassicurazioni dell'amministrazione di S.Casciano.
'Per questo', dichiarano Luca Ragazzo, Capogruppo dei Verdi in Consiglio Provinciale e Mauro Romanelli, portavoce regionale dei Verdi, 'sosteniamo pienamente la presa di posizione delle associazioni e dei comitati, Legambiente Il Passignano, WWF sez. Firenze, Italia Nostra, associazione per la tutela dell'ambiente di San Casciano, AMAT Montespertoli, Fondazione per la Tutela del Chianti Classico'.
'Ci ritroviamo pienamente nelle loro riflessioni che evidenziano quanto la contrapposizione tra valori ambientali e valori economici-lavorativi sia fasulla e strumentale. Operazioni come quella della Laika a San Casciano o l'inceneritore di Rufina, sito in una zona ad alto pregio paesaggistico e con prodotti DOC e biologici, sono un vero suicidio economico a fronte del dubbio beneficio di insediamenti industriali che oggi ci sono e che domani potrebbero non esserci più, magari perché trasferiti in Romania o in Cina'.
'Annunciamo perciò', concludono Ragazzo e Romanelli, 'che manderemo il testo dell'appello contro la variante Laika ai Verdi tedeschi, accompagnandolo con una nostra lettera: speriamo che con uno sforzo congiunto che va dal Chianti Fiorentino alla Germania (dove risiede la ditta madre) i Verdi possano far luce sulle reali strategie aziendali del gruppo Laika e su quanto realmente l'azienda punti sul nuovo stabilimento'.
Luca Ragazzo, Capogruppo dei Verdi in Consiglio Provinciale.
Mauro Romanelli, Portavoce regionale Verdi della Toscana
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giovedì 1 marzo 2007
Caso Laika, per gli ambientalisti è 'speculazione immobiliare'
Greenreport, 01/03/2007
SAN CASCIANO (Firenze). Ieri il consiglio comunale di San Casciano ha approvato a maggioranza la variante Laika. Una decisione annunciata da tempo, nonostante la lunga battaglia delle associazioni ambientaliste che anche in quest’ultimo atto istituzionale segnalano le ennesime sorprese negative da parte dell’azienda.
«All’azienda era stata richiesta la visione del tanto propagandato piano industriale di Laika – si legge nella nota a firma di Legambiente “Il Passignano”, Wwf sezione Firenze, Italia Nostra, Ascta, Amat, fondazione per la tutela del chianti classico - che dovrebbe garantire i benefici sull’occupazione derivanti da questa cementificazione. L’azienda ha risposto con arroganza che di dati ne sono stati forniti sin troppi e che comunque si manterrà fede agli impegni presi, non si sa dove e non si sa con chi, visto che nessuno ha mai dichiarato pubblicamente quanti addetti resteranno alla Laika dopo la costruzione del nuovo insediamento».
I dati fino forniti finora all’opinione pubblica dall’azienda sono quantomeno contraddittori: Laika spa dichiara crescita costante dell’occupazione e invece da 4 anni perde costantemente addetti (da 250 a 233 nel 2006), dichiara aumento costante della produzione e invece nell’ ultimo anno perde fatturato e quote di mercato (dimezzata nel 2006 la vendita di Motorhome, quasi 10 milioni di euro in meno).
Il sospetto secondo gli ambientalisti è che al di là dell’impatto ambientale «questa operazione nasconde una speculazione immobiliare; Laika sfrutterà la rendita di posizione derivante dal paesaggio nel quale si inserisce per “costruire” una immagine sul mercato accattivante e di prestigio ai propri caravan, e capitalizzerà al contempo gli introiti della vendita dei propri capannoni a Sambuca, dove peraltro il comune di Tavarnelle aveva previsto 15 ettari di nuova espansione».
SAN CASCIANO (Firenze). Ieri il consiglio comunale di San Casciano ha approvato a maggioranza la variante Laika. Una decisione annunciata da tempo, nonostante la lunga battaglia delle associazioni ambientaliste che anche in quest’ultimo atto istituzionale segnalano le ennesime sorprese negative da parte dell’azienda.
«All’azienda era stata richiesta la visione del tanto propagandato piano industriale di Laika – si legge nella nota a firma di Legambiente “Il Passignano”, Wwf sezione Firenze, Italia Nostra, Ascta, Amat, fondazione per la tutela del chianti classico - che dovrebbe garantire i benefici sull’occupazione derivanti da questa cementificazione. L’azienda ha risposto con arroganza che di dati ne sono stati forniti sin troppi e che comunque si manterrà fede agli impegni presi, non si sa dove e non si sa con chi, visto che nessuno ha mai dichiarato pubblicamente quanti addetti resteranno alla Laika dopo la costruzione del nuovo insediamento».
I dati fino forniti finora all’opinione pubblica dall’azienda sono quantomeno contraddittori: Laika spa dichiara crescita costante dell’occupazione e invece da 4 anni perde costantemente addetti (da 250 a 233 nel 2006), dichiara aumento costante della produzione e invece nell’ ultimo anno perde fatturato e quote di mercato (dimezzata nel 2006 la vendita di Motorhome, quasi 10 milioni di euro in meno).
Il sospetto secondo gli ambientalisti è che al di là dell’impatto ambientale «questa operazione nasconde una speculazione immobiliare; Laika sfrutterà la rendita di posizione derivante dal paesaggio nel quale si inserisce per “costruire” una immagine sul mercato accattivante e di prestigio ai propri caravan, e capitalizzerà al contempo gli introiti della vendita dei propri capannoni a Sambuca, dove peraltro il comune di Tavarnelle aveva previsto 15 ettari di nuova espansione».
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domenica 28 gennaio 2007
Rischio di casi Laika più che Monticchiello
La Repubblica, 28 Gennaio 2007
LEGAMBIENTE Cauto sì al Pit, a differenza di Italia Nostra e WWF
Tutela e avviso reddito, non rendita
'Rischiamo più casi Laika che casi Monticchiello'. Quasi una battuta quella del direttore di Legambiente toscana Fausto Ferruzza. Una battuta con un grande potere evocativo però a proposito di quello che Legambiente pensa delle nuove norme urbanistiche del 'Pit', il piano d'indirizzo territoriale che il governo regionale porterà sui banchi del 'parlamentino' toscano entro l'estate. Per mesi e mesi Ferruzza, assieme a Roberto Cecchi dell'Associazione Ambiente e lavoro, ha partecipato alla elaborazione del Pit. Proposte, richieste di modifiche, dibattiti: 'E se nelle prime bozze il Pit era più 'sviluppista', il risultato ora è che abbiamo un testo condivisibile, innovativo in molte parti', dicono Ferruzza e Cecchi.
Un giudizio favorevole che si stacca da quello di Italia Nostra e Wwf, che hanno scelto di ritirarsi dal tavolo della concertazione regionale. Un giudizio che divide il mondo ambientalista toscano: 'Con l'accordo raggiunto col ministro dei beni culturali Rutelli si è anche aggiunto il tassello mancante della tutela del paesaggio'. E sommato alle innovazioni del Pit, all'esame di 'contabilità ambientale' per i singoli interventi, secondo Ferruzza e Cecchi, la normativa che è venuta fuori è di sicuro 'avanzata'.
Una polizza d'assicurazione contro i casi Monticchiello? 'Non esistono polizze contro la speculazione, non possono esistere norme decisive di questo tipo - dicono Legambiente e Ambiente e lavoro - ma le direttive del Pit diminuiscono di sicuro il rischio'. La stessa decisione di avviare la verifica su tutte le vecchie operazioni urbanistiche che non hanno ancora prodotto convenzioni tra Comuni e privati è un fatto importante: 'Inserito nel Pit per effetto delle nostre richieste', dicono Ferruzza e Cecchi.
Quanto all''Avviso pubblico' per i grandi progetti urbanistici, lo strumento che consente ai Comuni di scegliere tra i progetti presentati dai privati e di localizzare l'intervento solo dopo la scelta, aiuta a depotenziare la pressione della rendita. Certo, dicono Ferruzza e Cecchi, 'da solo non è in grado di invertire un modo di gestire che consuma territorio e favorisce la rendita.
Ma è comunque il primo passo per la creazione di una cultura di governo: 'Il Pit che individua il corridoio tirrenico come asse regionale deve fare i conti, del resto, con le spinte fiorentine che vorrebbero un modello monocentrico, il capoluogo da cui tutto s'irradia'.
Un giudizio positivo. Che non esclude però anche qualche perplessità: 'Non è ancora chiaro quale sia il criterio dirimente tra i limiti all'edificazione nei Piani strutturali e l'uso sostenibile del territorio in vista di un rilancio degli investimenti produttivi a scapito di quelli speculativi', dicono Ferruzza e Cecchi. Il rischio insomma, visto che l'assessore regionale all'urbanistica Riccardo Conti parla sempre di 'favorire il reddito e non la rendita', che ci siano sì meno casi Monticchiello, ma più casi come quello della Laika a San Casciano: 'Uno stabilimento grande quanto una torre gemella messa per orizzontale che, oltretutto, non dà assicurazioni per i dipendenti e per il futuro'.
Ma anche per questo Ferruzza e Cecchi rivolgono un appello ai cugini ambientalisti oggi separati: 'Con loro saremmo più forti, vorremo che tornassero con noi a discutere di queste cose'.
(m.v.)
LEGAMBIENTE Cauto sì al Pit, a differenza di Italia Nostra e WWF
Tutela e avviso reddito, non rendita
'Rischiamo più casi Laika che casi Monticchiello'. Quasi una battuta quella del direttore di Legambiente toscana Fausto Ferruzza. Una battuta con un grande potere evocativo però a proposito di quello che Legambiente pensa delle nuove norme urbanistiche del 'Pit', il piano d'indirizzo territoriale che il governo regionale porterà sui banchi del 'parlamentino' toscano entro l'estate. Per mesi e mesi Ferruzza, assieme a Roberto Cecchi dell'Associazione Ambiente e lavoro, ha partecipato alla elaborazione del Pit. Proposte, richieste di modifiche, dibattiti: 'E se nelle prime bozze il Pit era più 'sviluppista', il risultato ora è che abbiamo un testo condivisibile, innovativo in molte parti', dicono Ferruzza e Cecchi.
Un giudizio favorevole che si stacca da quello di Italia Nostra e Wwf, che hanno scelto di ritirarsi dal tavolo della concertazione regionale. Un giudizio che divide il mondo ambientalista toscano: 'Con l'accordo raggiunto col ministro dei beni culturali Rutelli si è anche aggiunto il tassello mancante della tutela del paesaggio'. E sommato alle innovazioni del Pit, all'esame di 'contabilità ambientale' per i singoli interventi, secondo Ferruzza e Cecchi, la normativa che è venuta fuori è di sicuro 'avanzata'.
Una polizza d'assicurazione contro i casi Monticchiello? 'Non esistono polizze contro la speculazione, non possono esistere norme decisive di questo tipo - dicono Legambiente e Ambiente e lavoro - ma le direttive del Pit diminuiscono di sicuro il rischio'. La stessa decisione di avviare la verifica su tutte le vecchie operazioni urbanistiche che non hanno ancora prodotto convenzioni tra Comuni e privati è un fatto importante: 'Inserito nel Pit per effetto delle nostre richieste', dicono Ferruzza e Cecchi.
Quanto all''Avviso pubblico' per i grandi progetti urbanistici, lo strumento che consente ai Comuni di scegliere tra i progetti presentati dai privati e di localizzare l'intervento solo dopo la scelta, aiuta a depotenziare la pressione della rendita. Certo, dicono Ferruzza e Cecchi, 'da solo non è in grado di invertire un modo di gestire che consuma territorio e favorisce la rendita.
Ma è comunque il primo passo per la creazione di una cultura di governo: 'Il Pit che individua il corridoio tirrenico come asse regionale deve fare i conti, del resto, con le spinte fiorentine che vorrebbero un modello monocentrico, il capoluogo da cui tutto s'irradia'.
Un giudizio positivo. Che non esclude però anche qualche perplessità: 'Non è ancora chiaro quale sia il criterio dirimente tra i limiti all'edificazione nei Piani strutturali e l'uso sostenibile del territorio in vista di un rilancio degli investimenti produttivi a scapito di quelli speculativi', dicono Ferruzza e Cecchi. Il rischio insomma, visto che l'assessore regionale all'urbanistica Riccardo Conti parla sempre di 'favorire il reddito e non la rendita', che ci siano sì meno casi Monticchiello, ma più casi come quello della Laika a San Casciano: 'Uno stabilimento grande quanto una torre gemella messa per orizzontale che, oltretutto, non dà assicurazioni per i dipendenti e per il futuro'.
Ma anche per questo Ferruzza e Cecchi rivolgono un appello ai cugini ambientalisti oggi separati: 'Con loro saremmo più forti, vorremo che tornassero con noi a discutere di queste cose'.
(m.v.)
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S.Casciano Laika: è scontro. Veto ambientalista sul Ponterotto
Andrea Ciappi, La Nazione Firenze, 28 Gennaio 2007
DIBATTITO
Venerdì sera duro faccia a faccia ambientalisti- Giunta in un consiglio comunale,
affollato di pubblico
OTTOCENTO. E’ il numero dei posti di lavoro a rischio che emerge dalle pieghe dello scontro all’ultimo sangue tra ambientalisti e Comuni. In prima istanza, nell’occhio del ciclone, S.Casciano. Non è cifra da fantascienza perché deriva da fonti ufficiali ed autorevoli. Sono i casi Laika al Ponterotto e cave col polo industriale di Testi. Dettagli: venerdì sera il colossale faccia a faccia si è materializzato nel consiglio comunale aperto sul trasferimento Laika (da Sambuca a Ponterotto, azienda leader per i caravan).
Erano schierati sigle ambientaliste (da “S.Casciano per l’Ambiente” con Franco Bolognesi a Italia Nostra ed altri, tutti contrari al trasferimento per motivi ambientali) da una parte, lavoratori, sindacati ed Rsu Laika dall’altra. Giunta, maggioranza in consiglio, Rsu Laika, lavoratori e sindacati hanno detto chiaro: se Laika non va al Ponterotto, sono quasi 300 i posti di lavoro in bilico, 400 con l’indotto.
Ciò che pensano gli ambientalisti: '326 mila metri cubi di cemento distruggeranno un pezzo del fondovalle della Pesa, ne incentiveranno l’urbanizzazione e impediranno la realizzazione di un vero parco territoriale fluviale.
TESTI E’ polemica anche sul polo industriale
Al contempo Laika, che ha già cominciato a vendere i suoi capannoni a Sambuca, potrà lucrare a Tavarnelle sulla vendita dei volumi e dei terreni'.
Maria Teresa Lumachi, capogruppo Fi-Udc, favorevole in sostanza a Laika, chiede 'garanzie anche per il futuro dell’occupazione, con un forte vincolo di destinazione d’uso dell’area Laika perché non si possono avere ulteriori speculazioni edilizie a danno dell’occupazione'.
E chiede anche che la zona sia fornita di infrastrutture come la strada di fondovalle Pesa tra la Siena-Firenze e la Sgc Firenze-Livorno.
Alt: non finisce proprio qui, al capitolo ambiente ed annessi scontri.
Detto che su Laika pende sempre un esposto degli ambientalisti alla Procura, c’è che nel senese le grandi cave 'Sacci' sono state bloccate perché il Comune di Gaiole avrebbe ravvisato 'irregolarità'. Le cave sono contestate dal Comitato 'Pro Monti Grossoli'.
Succede che le cave gaiolesi lavorano in sintonia con quelle di Testi (S.Casciano, sempre di 'Sacci' Spa) per fabbricare cemento. Quindi, con Gaiole ferma rischia di fermarsi anche Testi.
DIBATTITO
Venerdì sera duro faccia a faccia ambientalisti- Giunta in un consiglio comunale,
affollato di pubblico
OTTOCENTO. E’ il numero dei posti di lavoro a rischio che emerge dalle pieghe dello scontro all’ultimo sangue tra ambientalisti e Comuni. In prima istanza, nell’occhio del ciclone, S.Casciano. Non è cifra da fantascienza perché deriva da fonti ufficiali ed autorevoli. Sono i casi Laika al Ponterotto e cave col polo industriale di Testi. Dettagli: venerdì sera il colossale faccia a faccia si è materializzato nel consiglio comunale aperto sul trasferimento Laika (da Sambuca a Ponterotto, azienda leader per i caravan).
Erano schierati sigle ambientaliste (da “S.Casciano per l’Ambiente” con Franco Bolognesi a Italia Nostra ed altri, tutti contrari al trasferimento per motivi ambientali) da una parte, lavoratori, sindacati ed Rsu Laika dall’altra. Giunta, maggioranza in consiglio, Rsu Laika, lavoratori e sindacati hanno detto chiaro: se Laika non va al Ponterotto, sono quasi 300 i posti di lavoro in bilico, 400 con l’indotto.
Ciò che pensano gli ambientalisti: '326 mila metri cubi di cemento distruggeranno un pezzo del fondovalle della Pesa, ne incentiveranno l’urbanizzazione e impediranno la realizzazione di un vero parco territoriale fluviale.
TESTI E’ polemica anche sul polo industriale
Al contempo Laika, che ha già cominciato a vendere i suoi capannoni a Sambuca, potrà lucrare a Tavarnelle sulla vendita dei volumi e dei terreni'.
Maria Teresa Lumachi, capogruppo Fi-Udc, favorevole in sostanza a Laika, chiede 'garanzie anche per il futuro dell’occupazione, con un forte vincolo di destinazione d’uso dell’area Laika perché non si possono avere ulteriori speculazioni edilizie a danno dell’occupazione'.
E chiede anche che la zona sia fornita di infrastrutture come la strada di fondovalle Pesa tra la Siena-Firenze e la Sgc Firenze-Livorno.
Alt: non finisce proprio qui, al capitolo ambiente ed annessi scontri.
Detto che su Laika pende sempre un esposto degli ambientalisti alla Procura, c’è che nel senese le grandi cave 'Sacci' sono state bloccate perché il Comune di Gaiole avrebbe ravvisato 'irregolarità'. Le cave sono contestate dal Comitato 'Pro Monti Grossoli'.
Succede che le cave gaiolesi lavorano in sintonia con quelle di Testi (S.Casciano, sempre di 'Sacci' Spa) per fabbricare cemento. Quindi, con Gaiole ferma rischia di fermarsi anche Testi.
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